partecipa Links Contattaci Pubblicazioni Attività Conferenze regionali Aree ed Uffici Chi siamo Home page
Conferenza Italiana Superiori Maggiori
Conferenza Italiana Superiori Maggiori
Home page > Pubblicazioni > Altri testi > La Pastorale Educativa Scolastica
Pubblicazioni
 
La Pastorale Educativa e Scolastica
nell’agenda dei Superiori Maggiori d’Italia
 
Don Alberto Lorenzelli – sdb
 

Ringrazio dell’invito. L’occasione mi permette di rivolgere a nome della Conferenza Superiori Maggiori d’Italia un caloroso saluto all’Assemblea della FIDAE. Lo faccio volentieri con sentimenti di gratitudine e per un debito di riconoscenza per il lavoro costante che la FIDAE in più di 50 anni svolge con impegno e dedizione a favore della Scuola Cattolica in Italia. Credo che sia sotto gli occhi di tutti il grande sforzo che in questi anni la FIDAE ha dimostrato nel campo della formazione, delle rappresentanze nelle istituzioni civili ed ecclesiali, nel coordinamento delle attività e delle presenze nel territorio nazionale, nel sostegno della libertà, del riconoscimento della parità e del suo esistere come istituzioni libera, aperta, popolare, democratica ed ecclesiale.

Credo di dover sostenere che la scuola è un pensiero forte e una preoccupazione costante per i Provinciali che sono impegnati per carisma nel campo dell’educazione e dell’attività culturale.

E’ opportuno tenere ben presente alcuni criteri che identifichino chiaramente le nostre scuole attraverso il Progetto Educativo:
La scuola cattolica vuole offrire ai giovani, insieme ad una valida qualificazione, un’educazione umana integrale, con possibilità di impostare la vita sulla scelta cristiana matura, e di collaborare alla realizzazione di una società più giusta ed umana.

Scuola cattolica carismatica

In quanto SCUOLA si propone la formazione integrale della persona attraverso l’incontro con il patrimonio culturale, umanistico e tecnico, sotto forma di assimilazione, confronto critico, rielaborazione e di inserimento dei valori perenni della cultura nel contesto attuale.
Per questo:

  • privilegia l’aspetto educativo su quello meramente informativo;
  • riflette pedagogicamente sulle modalità di trasmissione e sui rischi di dipendenza che comporta;
  • cura la serietà professionale, qualificando e aggiornando il personale;
  • si propone di orientare personalmente i singoli giovani verso il loro progetto di vita.

In quanto CATTOLICA imposta tutta la sua attività alla luce della concezione cristiana della realtà, di cui Cristo è il centro. In essa i principi evangelici diventano motivazioni interiori, ispirano la metodologia educativa e definiscono le mete finali.
Per questo:

  • ripensa il messaggio evangelico, accettando l’impatto del linguaggio e gli interrogativi che la cultura pone;
  • tende a costituirsi in comunità di fede, finalizzata alla trasmissione di valori di vita;
  • si mantiene in comunione con la Chiesa e attua creativamente i suoi indirizzi.

In quanto CARISMATICA raggiunge le sue finalità con lo stile, lo spirito, il metodo educativo del proprio fondatore/fondatrice. Questa attenzione educativa si appoggia tutto alle risorse dell’intelligenza, del cuore e del desiderio di Dio, che ogni uomo porta nel profondo di se stesso.

Associa in un’unica esperienza di vita educatori e giovani in un clima di famiglia, di fiducia e di dialogo. Imitando la pazienza di Dio, incontriamo i giovani al punto in cui si trova la loro libertà. Li accompagniamo perché maturino solide convinzioni e siano progressivamente responsabili del delicato processo di crescita della loro umanità nella fede.

Potremmo tradurre e concretizzare lo spirito educativo dei nostri fondatori nel modo seguente:

  • pratica quotidiana della libertà e della responsabilità;
  • apertura consapevole e progressivo orientamento a conseguire la meta globale del progetto educativo cristiano: costruire la propria personalità avendo Cristo come riferimento sul piano della mentalità e della vita;
  • spirito di famiglia: La scuola diventa una famiglia quando l’affetto è ricambiato e tutti si sentono accolti e responsabili del bene comune. In un clima di mutua confidenza i rapporti vengono regolati non tanto dal ricorso alle leggi, quanto dal movimento del cuore e della fede.

Per questo:

  • si propone come famiglia educante, centrata sui giovani, che trovano in essa la loro casa;
  • sottolinea la personalizzazione dei rapporti educativi;
  • assume la vita dei giovani, promuovendo anche attività di tempo libero e favorendo forme costruttive di incontro e collaborazione;
  • educa evangelizzando ed evangelizza educando, cioè armonizzando, in unità inscindibile, sviluppo umano e ideale cristiano.

Funzione sociale

La nostra scuola si propone di contribuire alla costruzione di una società più giusta ed umana, non soltanto attraverso la formazione delle persone singole, ma anche attraverso la partecipazione alla vita del territorio e al confronto sui problemi educativi e culturali in corso nella società.

Collocazione popolare

La nostra scuola vuole contribuire alla estensione della cultura a tutti, migliorandone la qualità.

Per questo:

  • è aperta a tutte le classi sociali;
  • dà preferenza agli ambienti e ai giovani bisognosi, nel senso più ampio del termine;
  • esclude ogni condizione discriminatoria e richiede soltanto disponibilità verso i valori che il Progetto Educativo propone;
  • privilegia il criterio della promozione di tutti su quello della selezione dei migliori: tale criterio porta a differenziare gli interventi, orientando opportunamente i ragazzi a scegliere ritmi e metodi adeguati alle capacità dei singoli e a preoccuparsi di seguire con amore gli ultimi.

Inserimento ecclesiale

La nostra scuola è un soggetto ecclesiale, che assume senza riserve la dimensione educativa e culturale dell’esperienza di fede e offre ai giovani la possibilità di avvicinamento alla fede e alla vita ecclesiale.

Per questo:

  • è in collegamento con la programmazione della chiesa locale.
  • · aiuta i giovani a vivere l’esperienza della chiesa locale.

Progetto educativo pastorale

La nostra scuola è caratterizzata dal suo Progetto educativo pastorale che riguarda:

  • la costruzione della Comunità Educativa
  • lo sviluppo delle dimensioni:
    • educazione e cultura,
    • evangelizzazione e catechesi,
    • associazionismo,
    • orientamento e vocazione.

Esso non è altro che la concretizzazione del progetto carismatico dei nostri fondatori: aiutare i giovani ad essere “onesti cittadini e buoni cristiani” oppure “onesti cittadini perchè buoni cristiani”. Permettetemi questa citazione di Don Bosco.

Questioni aperte in materia di istruzione e formazione.

Certamente un Superiore Maggiore che ha a cuore le proprie scuole e l’educazione e la formazione dei giovani che le famiglie gli affidano non può non conoscere alcune questioni aperte e nodi intricati da sciogliere, come per esempio:

  • l’incapacità dei sistemi scolastici di garantire educazione di base;
  • la libertà di educazione che non è ancora riconosciuta;
  • l’uguaglianza di opportunità formativa;
  • l’uguaglianza di opportunità formative tra gruppi sociali diversi;
  • la qualità dell’educazione (obiettivi, contenuti, metodi, organizzazione) in cui si riscontrano limiti molto seri;
  • le percentuali di ripetenza e abbandono che risultano ancora molto alti e chiamano in causa tra l’altro sia i sistemi di valutazione sia la capacità della scuola di motivare gli allievi;
  • il sovraccarico contenutistico dei programmi;
  • la formazione impartita, soprattutto nella scuola superiore secondaria, troppo astratta e la eccessiva finalizzazione dell’accesso all’università;
  • l’ urgenza di includere nella gamma delle potenzialità cognitive anche le abilità manuali, creatività, capacità di lavoro di gruppo;
  • la sindrome di stanchezza nei confronti della scuola;
  • il modello tradizionale dell’organizzazione scolastica che appare sotto alcuni aspetti inadeguata alle esigenze della società attuale;
  • il livello di formazione degli insegnanti, che rappresenta la chiave di volta della realizzazione di ogni progetto educativo.

L’esperienza delle comunità educative frutto del carisma dei diversi istituti religiosi hanno dato origine alla storia culturale, scolastica e formativa e hanno rappresentato e continuano a rappresentare un punto di riferimento nel territorio.

E’ fondamentale che ogni esperienza si apra oggi alla domanda di educazione e di istruzione nel contesto sociale in cui si radica, tenendo fede ai criteri di lettura delle domande che vengono concretamente dai giovani e dalle famiglie.

L’offerta formativa è attraversata da alcune sfide che portano coerentemente ad esplicitare la visione antropologica, che guida ogni forma di intervento educativo, didattico ed extra–didattico, scolastico ed extra–scolastico nel percorso complessivo dell’educazione.

L’offerta dovrà essere concretizzata nei vari ordini e gradi di scuola, con l’esplicitazione della proposta culturale, dei percorsi educativi e didattici.
Quali sono le mediazioni attraverso le quali viene realizzato il carisma di cui l’istituto religioso è espressione? Sono:

  1. la comunità scolastica e formativa;
  2. i processi di insegnamento e apprendimento;
  3. l’ambiente.


La comunità scolastica

E’ importante che la scuola sia strutturata con il criterio della “comunità educante”, possegga una soggettualità ecclesiale e civile e si collochi all’interno della Chiesa e della società con una propria identità.

E’ fondamentale che la scuola esprima la sua identità attraverso un progetto educativo, che descriva il modello comunitario di educazione, di organizzazione e di amministrazione, le modalità e le strutture di partecipazione e di corresponsabilità con l’individuazione delle varie funzioni, dei ruoli e dei profili delle figure attivate.
In questo senso è essenziale oggi curare le risorse umane coinvolte nel progetto.

In passato i ruoli centrali erano assunti dai religiosi e i laici, figure complementari, spesso exallievi, crescevano all’interno del percorso formativo scolastico.
Oggi sempre di più invece i ruoli chiave vengono affidati ai laici, e per questo occorre dedicare una attenzione particolare alla loro formazione anche in itinere.

Con la formazione degli educatori (personale direttivo, docenti, genitori) le comunità scolastiche e formative progettano il loro avvenire, scommettendo sulla propria identità e sulla possibilità stessa del proprio futuro.

Lo staff dirigenziale infatti spesso è formato da laici e religiosi, ed è importante dedicare dei momenti sistematici di formazione in situazione, in cui imparare a “lavorare insieme”.

I laici possono condividere con i religiosi le loro competenze e i religiosi possono trasmettere ai laici l’esperienza degli ideali.

Questo lavoro di integrazione, che non può essere nè spontaneo nè veloce, può essere la sola strada per garantire la continuità della storia educativa delle opere religiose.
Questo processo di integrazione sarà favorito dal lavorare su un progetto educativo ben delineato e concreto che aiuterà a:

  1. incarnare gli aspetti caratteristici della scuola e riguardare i processi critici e sistematici di insegnamento e di apprendimento;
  2. chiarire l’impianto interpretativo e la sua applicazione preposti all’organizzazione dei contenuti delle varie discipline in risposta alle sfide culturali educative e professionali della domanda;
  3. definire l’organigramma del personale;
  4. reperire e gestire le risorse;
  5. definire il quadro amministrativo della scuola;
  6. definire la scelta della programmazione annuale.

L’obiettivo più difficile da conseguire, ma anche il più importante dal punto di vista di una cultura della progettualità, è costituito dalle verifiche.

Lo strumento di valutazione globale del processo di educazione e di istruzione attivato in una istituzione è rappresentato dal progetto educativo stesso in vista dell’innovazione.

Tuttavia diverse motivazioni rendono necessarie la valutazione dei processi e delle stesse istituzioni scolastiche e l’indicazione le quali rilevino il rapporto tra le risorse impiegate, i processi attivati, i risultati educativi e didattici ottenuti.

La verifica è considerata come uno strumento di innovazione, di trasferibilità delle iniziative, di scelte e di riprogettazione dei modelli comunitari di gestione, dei processi di insegnamento e di apprendimento, della formazione del personale direttivo e docente.

Le attività di una scuola non debbono ridursi allo svolgimento del programma curricolare, ma abbracciare altre esigenze del giovane, per cui il tempo di permanenza nella scuola si stende oltre l’orario scolastico.
Persone, spazio, tempo, rapporti, insegnamento, studio, attività diverse sono interagenti in un ambiente che vive di un suo Progetto e di una sua storia.

E’ importante che le attività trovino uno sbocco territoriale, accompagnando i giovani nell’inserimento nelle loro realtà locali civili, politiche e religiose, in collaborazione con enti e agenzie educative, che siano attenti agli sbocchi professionali, che seguano i giovani nell’inserimento nel mondo produttivo e favoriscano ogni forma di impegno sociale.

Nell’ambito della costruzione della comunità educante, sarà favorito il coinvolgimento della famiglia, attraverso momenti di programmazione comune di attività e queste condivise.

· La Caratteristica della scuola è la scelta educativa consistente:

  • nelll’istruzione finalizzata alla crescita globale dei giovani come persone,
  • nel primato dell’evangelizzazione come valore di vocazione e missione,
  • nell’attenzione a cogliere le sfide che i giovani e le famiglie pongono attraverso le domande dei loro bisogni.

· le sfide più forti sono:

  • la qualità dell’esistenza quotidiana, nella quale, superate le necessità primarie, vengano offerte risposte ad altre necessità più personali, relazionali e religiose,
  • la qualità delle azioni e delle didattiche impartite nelle nostre scuole come risposta alle domande di crescita personale, sociale e professionale,
  • la qualità della preparazione del personale direttivo e docente, attraverso la quale viene definita la nostra offerta educativa.

1. Nella proposta educativa e nella costruzione di una comunità educativa occorre considerare i soggetti:

I ragazzi con le loro azioni:

  • Seguire un cammino di educazione integrale,
  • partire dalle loro domande,
  • sviluppare la dimensione affettiva, sociale e politica,
  • promuovere l’orientamento,
  • condurre i giovani perché maturino solide convinzioni e si rendano gradualmente responsabili delle loro scelte,
  • guidare i giovani alla scoperta del progetto di vita.

Le famiglie con le loro azioni:

  • fare in modo che trovino una collocazione qualificata all’interno della comunità educativa e partecipino al progetto educativo che deve costituire terreno di dialogo, confronto e collaborazione,
  • fare in modo che offrano volontariamente il loro apporto professionale alla comunità educativa e ne trasmettano la ricchezza in forme culturali proprie,
  • fare in modo che partecipino con pari dignità alla ricerca sui problemi formativi dei giovani e alla realizzazione delle proposte educative, arricchendole con l’apporto della propria esperienza,
  • favorire il dialogo con gli educatori per l’acquisizione di competenze educative più adeguate

I docenti con le loro azioni:

  • favorire da parte loro il prendersi a cuore le varie dimensioni del progetto educativo dell’Istituto,
  • favorire l’approfondimento di una esperienza autentica personale e formativa.
  • partecipare attivamente ai momenti di programmazione,
  • curare con responsabilità l’attuazione delle decisioni prese,
  • verificare l’efficacia del lavoro svolto,
  • curare il proprio atteggiamento educativo.

2. Per costruire autentiche comunità educative occorre che:

  • si espliciti e si rinnovi il patto educativo,
  • tutte le componenti interessate partecipino al progetto educativo,
  • si raggiunga un’immagine condivisa di comunità,
  • si adotti la logica dell’animazione,
  • vengano coordinati i rapporti, le competenze, i ruoli e gli interventi per mezzo di una normativa,
  • si elabori un itinerario di crescita,
  • si maturi uno stile educativo autentico in linea con il carisma.

3. In ogni Comunità Educativa occorre fissare i compiti consistenti nel:

  • promuovere il servizio educativo secondo il progetto,
  • curare l’attuazione e il funzionamento delle strutture di partecipazione,
  • condividere le esigenze educative pastorali della comunità religiosa, portatrice del carisma,
  • coordinare il proprio lavoro con le altre forze ecclesiali a servizio dell’educazione dei giovani.

Conclusione

Ogni tema appena enunciato meriterebbe un maggior approfondimento, sia per motivo di tempo sia perché temi ben conosciuti da questa assemblea e spesso dibattuti in varie sedi, mi hanno costretto a tracciare linee essenziali. Certamente è agli occhi di tutti i Superiori Maggiori il grande lavoro, la fatica quotidiana che i religiosi e i docenti laici portano avanti per la crescita educativa, umana, culturale e formativa dei nostri giovani. Non si può non esprimere gratitudine per la costanza e la passione nella propria missione.

All’inizio di questo anno scolastico, uno dei primi giorni di scuola, mi trovavo in uno dei nostri Istituti, mi avvicina un ragazzo di prima media che, con aria allegra e soddisfatta, mi dice: “Come è bella questa scuola e come si sta bene!”. E’ proprio vero, le cose importanti non si capiscono, né si imparano, ma si incontrano e si sperimentano. Molti dei nostri allievi, dai più piccoli ai più grandi, vivono nelle nostre scuole “pane e avventura, fatiche e sogni”, scoprono l’ambito scolastico non come dormitorio dei sogni, ma forgia di progetti vivi e stimolanti.

E’ per questo che stimiamo la nostra scuola un bene prezioso da salvare, un patrimonio inestimabile di cultura da difendere, un ambiente educativo continuamente da ricreare. Sta maturando sempre più la convinzione che la scuola cattolica è espressione del diritto di tutti i cittadini alla libertà di educazione e del corrispondente dovere di solidarietà nella costruzione della convivenza civile.

A ragione, un appassionato educatore come Luigi Murialdo diceva: “Tener aperta una scuola significa tener chiusa una prigione!”.

Per concludere vorrei proporvi un pensiero di un filosofo cinese, Kuan – Tze, del VI secolo avanti Cristo:

“Se i tuoi progetti mirano a un anno semina il grano.
Se i tuoi progetti mirano a dieci anni pianta un albero.
Se i tuoi progetti mirano a cento anni istruisci la gente.
Seminando il grano, raccoglierai una volta.
Piantando un albero, raccoglierai dieci volte.
Istruendo il popolo, raccoglierai cento volte”.

Come pazienti contadini della cultura riteniamo importante seminare a piene mani la semente dell’educazione e istruzione. Educare è costruire il futuro!

 
Contattaci | Area riservata
Copyright © 2005-2008 CISM - Tutti i diritti riservati