partecipa Links Contattaci Pubblicazioni Attività Conferenze regionali Aree ed Uffici Chi siamo Home page
Conferenza Italiana Superiori Maggiori
Conferenza Italiana Superiori Maggiori
Home page > Pubblicazioni > Altri testi > Vita Consacrata
Pubblicazioni
 
Per una Vita Consacrata nell'Europa del 2006
 
UESM - Assemblea Generale | 6-12 febbraio 2006
Mark Rotsaert, s.J,
 

1. Alcune lezioni della storia

Gli inizi della vita consacrata
L'imperatore romano Costantino, con l'editto di Milano del 313, riconosce il cristianesimo come religione ufficiale dell’Impero Romano. Lui stesso, in seguito, si convertirà al cristianesimo. È in questo periodo che nasce la vita consacrata in seno alla Chiesa e questo fatto non avviene certamente per casualità. Prima di questa data il cristianesimo aveva conosciuto parecchie persecuzioni. Diventare cristiano non era semplice e comportava numerosi rischi. I cristiani non avevano diritti ed erano considerati come persone al margine della società con le loro riunioni e i loro riti. Erano visti con sospetto, soprattutto perché non si adeguavano al modo di vivere della maggioranza della gente. Dopo il 313 avviene un grande cambiamento per i cristiani. Non solo non rischiano più la loro vita, ma chi è cristiano ha in mano una carta vincente. Portare una piccola croce sul petto aiuta a trovare lavoro e a migliorare il proprio status sociale. Il cristianesimo diventa sempre più un elemento importante della società e la società diventa sempre più cristiana...

È in questo clima che nascono le prime esperienze di vita consacrata, o più propriamente di vita più conforme al vangelo. Alcuni cristiani cominciano a chiedersi se gli effetti dell'editto di Milano siano da considerarsi positivi. Non abbiamo troppo facilmente accettato i valori della società nella quale viviamo? Siamo ancora sale per il mondo? Siamo ancora portatori di quella luce che illumina il mondo? Basta un’omelia domenicale in una parrocchia di Alessandria per spingere Antonio a cambiare la propria vita: si ritira nel deserto, fuori dalla città, per vivere una vita più evangelica. Prende dunque una certa distanza dal modo di vivere dei cristiani di Alessandria. È cosciente che una vita di preghiera intensa l'aiuterà a ritrovare i veri valori evangelici. Vende ciò che possiede e va a vivere lontano dalla città per seguire più adeguatamente Gesù Cristo. Contemporaneamente conserva i legami con i cristiani dalla sua città e con la Chiesa. Nasce un movimento alterno: i cristiani vanno verso il deserto per incontrare Antonio e per ascoltare il suo insegnamento e questo significa che riconoscono in lui una chiamata ad una vita più in sintonia con gli insegnamenti del vangelo, e da parte sua Antonio torna regolarmente ad Alessandria per incontrare i cristiani e infondere loro coraggio, presi come sono dalle dispute cristologiche che lacerano la Chiesa.

Ma Antonio non rappresenta un caso isolato. Sono sempre più numerosi i cristiani che si ritirano e vanno a vivere una vita austera e di preghiera nel deserto e nelle periferie delle città. Ed è così che la vita eremitica trova il suo posto nella Chiesa. Nello stesso periodo anche Pacomio dà inizio alla vita cenobitica nel deserto: sono cristiani che si radunano in monasteri sempre più grandi per cercare di vivere la sequela Christi. È un movimento che germoglia nel deserto dell'Egitto nel quarto secolo. Sorgono anche altre forme: gli stiliti che vivono in cima ad una colonna, altri che vanno a vivere nelle caverne, ecc. La loro solitudine è un modo per garantire una intensa vita di preghiera.


Caratteristiche
L’elemento che caratterizza gli inizi della vita consacrata è prima di ogni altra cosa, la spontaneità. Non c’è nulla di organizzato o di predeterminato. Un bel giorno Antonio lascia la sua casa per andare a vivere nel deserto spinto dallo Spirito ed il suo esempio suscita altre vocazioni eremitiche. Secondo elemento: nascono una molteplicità di forme di vita consacrata: ci sono gli eremiti che vivono nella solitudine, ci sono i monasteri dove la vita comunitaria è un aspetto importante per il nuovo modo di vivere, ci sono gli stiliti ed altre forme ancora. Nessuno sa quali di queste forme sopravvivrà al suo fondatore. Si incaricherà il tempo di farne la scelta. La vita eremitica e la vita in comunità troveranno il loro posto nella Chiesa, mentre le altre forme un po' più stravaganti, spariranno abbastanza rapidamente. Terzo elemento: un certo distacco nei confronti della vita della società e della Chiesa. Antonio e Pacomio e tanti altri lasciano la città per andare ad abitare nel deserto.

Questo andare verso il deserto esprime bene ciò che i primi padri del deserto hanno voluto esprimere. C'è, nella loro scelta, un tipo di critica sul modo con cui i cristiani dell'epoca vivono la propria fede. Diventando religione ufficiale il cristianesimo insegue il rischio di perdere la sua capacità di essere il sale che dà gusto al mondo. La vita consacrata acquista una dimensione profetica. Gli inizi hanno come obbiettivo di essere memoria vivente del vangelo. E questo è forse, ancora oggi, la migliore definizione della vita consacrata: essere nella Chiesa memoria vivente del vangelo. E. proprio per questo costituisce “un dono dello Spirito alla Chiesa”, come ha affermato il Concilio di Vaticano II.


La storia si ripete
Dopo gli inizi di una vita più evangelica nel deserto dell’Egitto, si riproduce uno fenomeno simile nel deserto della Palestina e già verso la fine del quarto secolo si estende in Europa. San Martino, vescovo di Tours, diventa monaco. Nell’Africa settentrionale sant’Agostino, vescovo di Ippona, fonda una comunità di monaci ed una di monache e per loro scrive una Regola, breve e piena di buonsenso. In Europa i monasteri di monaci si diffondono molto rapidamente. La Regola di san Benedetto, scritta al sesto secolo per i suoi monaci, avrà un'enorme influenza su tutta la vita monastica in Europa, soprattutto a partire da Carlomagno quando la Regola viene imposta dal regime politico a tutti i monasteri dell'Impero. Ma, vale la pena sottolinearlo, il successo della Regola di san Benedetto, che dura ancora oggi, è dovuto proprio alla sua saggezza ed al suo grande equilibrio umano.

Benedetto pensa ad una comunità con una dozzina di monaci dove l'abate è il pater familias. Il suo monastero è, come in Oriente, lontano dalla città in un luogo deserto. L'opus Dei - la preghiera liturgica - è al centro della vita monastica. L'accoglienza degli ospiti - hospes venit, Christus venit - è il legame privilegiato con il mondo esterno. Siamo nel sesto secolo. Ma i tempi cambiano, ed i Benedettini si adattano alle nuove necessità. L'Europa è invasa dai Barbari che lasciano dietro di sé devastazioni e rovine... Ed ecco che le abbazie diventano un luogo di sicurezza in un’Europa piena di pericoli. Allo stesso tempo diventano luoghi dove la cultura - antica e recente - è conservata e trasmessa. Nelle abbazie si organizzano le scuole, le loro proprietà si espandono in continuazione e offrono il lavoro ai contadini delle vicinanze. Le abbazie in cui risiedono più di cento monaci non sono una rarità. L'abbazia diventa in qualche modo una città in miniatura, dove i monaci diventano gli specialisti della preghiera. Siamo lontano dall'ideale che san Benedetto aveva delineato alcuni secoli prima.

E quando dopo l'invasione dei Barbari, le strade sono sistemate e nascono le città come noi le conosciamo oggi, si instaura una nuova aristocrazia, quella del denaro. Le prime banche e la prima borsa vedono il giorno nel dodicesimo e tredicesimo secolo. Si accentua la differenza tra i ricchi e poveri. La Chiesa, e con lei i monasteri e le abbazie, diventa sempre più ricca e frequentemente ostenta questa ricchezza. In questo cambio di civiltà la Chiesa vede nascere molte nuove fondazioni religiose. Seguendo la tradizione benedettina sorgeranno i Cistercensi che segneranno un ritorno alla Regola di san Benedetto. Prendono le distanze dalla ricchezza di Cluny per vivere una vita più sobria e più povera e i monaci vivranno del loro lavoro manuale. San Bernardo lotta duramente contro Cluny. San Norberto fonda un nuovo Ordine che armonizza l'opus Dei, la vita comunitaria ed il servizio pastorale nelle parrocchie. Sceglierà la Regola di sant’Agostino. San Bruno, grazie al suo amico sant’Ugo, vescovo di Grenoble, trova un luogo ideale per coloro che ricercano la solitudine: la Grande Certosa. I certosini scelgono il numerus clausus e i termini possessionis - non più di dodici monaci, così il monastero avrà una dimensione umana e non avrà grandi possedimenti. Tuttavia il numero dei fratelli conversi, che vivono alle dipendenze del monastero, non è limitato. I certosini vivono isolati, ciascuno nella sua cellula che comprende una cucina sobria e un laboratorio per lavorare e guadagnarsi il pane. La comunità si forma a partire dall'eucarestia. L'opus Dei è l’occupazione principale.

Nel tredicesimo secolo vedono la luce nuove fondazioni. Parecchie di queste nuove comunità mettono l'accento sulla povertà, come reazione allo stile di vita della società e della Chiesa. Molte non sopravvivranno al loro fondatore. Ma ce ne sono due che sono giunte fino a noi: i Francescani e i Domenicani, due Ordini medicanti. Toccato dal Cristo povero e crocifisso, Francesco di Bernardone fonda ad Assisi l'ordine dei Frati Minori dove l'accento è messo sulla povertà e la semplicità di vita e sulla fraternità. Il combattimento per la pace è al cuore del progetto di san Francesco. Domenico di Guzman, canonico spagnolo, ritorna col suo vescovo da una missione in Scandinavia. Giunti al Sud della Francia vengono invitati a partecipare ad un sinodo che riunisce i vescovi e gli abati di quella regione francese nella quale i Catari e gli Albigesi si erano separati dalla Chiesa. Come fare rientrare questa eresia? San Domenico comprende che i vescovi, gli abati e i preti devono essere i primi a dare il buon esempio nel seguire il Cristo povero e umiliato. “Per predicare la verità del vangelo dobbiamo prima cambiare il nostro stile vita. Ne va della nostra credibilità!”. È l'intuizione fondamentale dei Frati Predicatori. Anche in questo caso emerge una critica di come si vive nella società e nella Chiesa. E ancora una volta prevale il desiderio di far nascere una vita più evangelica e più povera. Non tutti sopravvivranno. Ma, contrariamente a quanto avvenne agli inizi, gli Ordini Medicanti si installarono nelle città. Ma la separazione dal mondo viene mantenuta mediante la clausura e l'obbligo di recitare in coro la Liturgia delle Ore, proprio come facevano i monaci.

Alla fine del quindicesimo secolo e all’inizio del sedicesimo la società europea conosce una nuova crisi di civiltà. È il tempo del Rinascimento e dell'Umanesimo e anche il tempo della scoperta del Nuovo Mondo. I valori della fine del Medioevo non corrispondono più a ciò che l'uomo moderno ricerca. Le notizie che giungono fanno nascere una nuova spiritualità ed un'apertura missionaria verso il continente appena scoperto. In parecchi luoghi d’Europa i preti si uniscono per vivere in comunità e dedicano più tempo alla preghiera. Queste comunità di preti avvertono l’esigenza di essere più preparati per il lavoro pastorale. Il sostegno fraterno e la vita di preghiera sono un aiuto per la credibilità del loro impegno pastorale. Anche in questo caso è implicita una critica al modo di vivere di molti chierici, compresa la gerarchia ecclesiastica dell'epoca. La scoperta dell’America e dell'Estremo Oriente suscita uno slancio missionario anche negli Ordini esistenti, come gli Ordini medicanti, ma questo si riscontra anche nei nuovi gruppi che nascono all'inizio del sedicesimo secolo. Anche in questo caso sorgono una molteplicità di forme nuove, più rispondenti alle esigenze dei tempi.

La Compagnia di Gesù è uno di questi nuovi gruppi di preti che arricchiscono la Chiesa. Una forte spiritualità, derivante dagli Esercizi Spirituali di sant’Ignazio, ed una vita centrata sulla missione ad extra permetteranno alla Compagnia di Gesù di andare verso un avvenire ricco di risultati pur con gli alti e i bassi che sempre li accompagnano. La Compagnia di Gesù è considerata come il primo Ordine religioso apostolico. Un'innovazione, difficile da fare accettare in quel all'epoca, era l'assenza del coro. L'opus Dei che aveva contrassegnato fino a questo momento tutti i gruppi religiosi nella Chiesa, cambia completamente di fisionomia: l'opus Dei non è più la liturgia delle ore che riunisce la comunità in preghiera, l'opera di Dio diventa la missione. E questa missione è esercitata nel mondo. Ed è per questo che il mondo diventa la loro casa. Definiscono il loro genere di vita come 'contemplativo nell'azione'. I gesuiti, fin dagli inizi, si mettono al servizio del Papa, ossia a servizio della Chiesa universale. Il loro campo d’azione è là dove i bisogni sono maggiori. La separazione dal mondo che caratterizzava la V.C. fino all'inizio del sedicesimo secolo, viene sostituita dall’inserimento nel mondo. Il distacco è sempre un elemento importante, ma diventa soprattutto interiore. Essere nel mondo senza essere del mondo, essere nel mondo per la vita del mondo diventa quindi la sfida di ogni giorno.

Molti altri gruppi religiosi nasceranno attratti da questa visione apostolica e missionaria, alcuni riprendendo lo spiritualità ignaziana, altri elaborando una spiritualità propria, come le Congregazioni fondate da san Vincenzo de Paoli, tanto per citarne uno. Alcuni si specializzeranno in un settore apostolico, come per esempio quello dell'insegnamento o dell'aiuto ai malati. Verso la fine del diciottesimo secolo e l'inizio del diciannovesimo, la sensibilità verso il sociale cresce, ed è allora che nascono numerose Congregazioni di Suore, Fratelli e Padri. Alcune di queste, pur avendo una estensione geografica molto limitata, lasceranno un’impronta molto forte.

In questa storia della V.C. emerge una costante che si ripete: una crisi di civiltà suscita nuove forme di vita consacrata ed evangelica. Una nuova sensibilità, un'altra mentalità e valori differenti richiedono nuove forme di vita consacrata. Spesso tutto questo va di pari passo con un adeguamento al mondo circostante e, per i gruppi religiosi esistenti, questo rappresenta un’impresa davvero ardua. Il rischio di confondersi con il mondo è molto frequente fino a non essere più sale che dà sapore... Ed è per questo motivo che lo Spirito suscita una donna o un uomo per far nascere qualcosa di nuovo nella Chiesa: Santa Tresa d’Avila, Santa Caterina da Siena, San Giovanni Bosco e tanti altri. Alcune Congregazioni si sono centrate troppo esclusivamente su un tipo di opera caritativa e questo ha costituito un problema quando lo Stato ha cominciato a svolgere lui stesso il lavoro di cui le Congregazioni si erano fatte carico quando nessun’altro se ne occupava.

Dalla seconda metà del ventesimo secolo e all'inizio di questo terzo millennio stiamo vivendo nuovamente un periodo di grandi cambiamenti. La Chiesa ha bisogno di un nuovo soffio, e lo Spirito soffia dove vuole. In questi ultimi 50 anni nella Chiesa sono nati dei nuovi movimenti e, un po' ovunque, abbiamo assistito ad una proliferazione di nuove comunità. C'è il Rinnovamento Carismatico che è come un albero solido con una moltitudine di rami, ma ci sono anche Sant’Egidio, Comunione e Liberazione, i monaci di Taizé, il Pane di Vita, i Legionari del Cristo e tante altre. La diversità è davvero grande. Come ad ogni epoca il tempo farà una cernita, ma oggi è evidente che stiamo assistendo ad un rinnovamento spirituale in un gran numero di movimenti nella Chiesa. Ritornerò su questo argomento di attualità nella terza parte della relazione. Ma prima mi vorrei fermare su ciò che la storia della V.C. ci ha tramandato come parte costitutiva della sua vita: i voti di povertà, castità e obbidienza.

2. Al cuore della V.C.: povertà, castità e obbedienza

Come abbiamo visto la V.C. ha conosciuto modalità differenti. Alcune hanno saputo adattarsi alle esigenze dei tempi nuovi e hanno resistito all'usura del tempo. Ma, nonostante i cambiamenti, alcuni elementi sono stati quasi sempre presenti: religiosi e religiose di ogni epoca hanno cercato di vivere una vita povera e sobria, una vita casta nel celibato ed una vita sottomessa ad un Altro. Durante i primi secoli non si parlava di "voti" religiosi, ma il contenuto era già presente. La Regola di san Francesco, all'inizio del tredicesimo secolo, parla dei tre voti religiosi e, a partire da questo momento diventa una prassi comune. Ci sono stati altri voti pronunciati dai religiosi, alcuni sono scomparsi, altri, come il quarto voti dei gesuiti - l'obbedienza al Papa - esistono ancora. Ma si può dire, considerando la storia, che sono i voti di povertà, castità e di obbedienza che hanno costituito il cuore della V.C.

Tre dimensioni fondamentali della vita di ogni uomo
Perché la storia della vita religiosa ci lascia in eredità questi tre voti e non tre altri? È dovuto al caso oppure esistono delle ragioni più profonde? Credo che la ragione più profonda è di ordine antropologico. I tre voti religiosi fanno riferimento alle tre dimensioni fondamentali della vita di un uomo. Ogni uomo ha bisogno di un minimo di cose materiali per poter restare in vita: il cibo, una casa per vivere, qualcosa per vestirsi e per proteggersi dalle intemperie. Ogni uomo ha anche bisogno di essere riconosciuto, sostenuto, amato, altrimenti non solo non diventerà mai un uomo, ma deperirà anche psicologicamente. Ogni uomo ha anche bisogno di uno spazio di libertà nel quale decidere ciò che vuole diventare. Senza di questo non supererà lo stadio del robot. Si tratta di tre dimensioni fondamentali: l'aspetto materiale della nostra vita, il fatto di essere amato da un’altra persona e l'autonomia che rende possibile prendere decisioni autentiche. Nessun uomo può fare a meno di queste tre dimensioni che fanno parte integrante dell’essere creato. Sono così importanti che esiste il pericolo che l'uomo - ogni uomo - vuole accaparrarseli. Ed è agendo in questo modo che cominciano i problemi del nostro mondo perché quello che io prendo in più rende inevitabilmente più povero un’altro.

Le tre dimensioni, che ho appena descritto, sono assolutamente necessarie per la vita dell'uomo ed è per questo che ne costituiscono una parte integrante. Ma, allo stesso tempo, il vangelo c'insegna che queste dimensioni sono relative. Non sono assolute, non sono il nec plus ultra. E questo vale per ogni cristiano e per ogni persona che vuole vivere il vangelo. Il vangelo relativizza queste tre dimensioni della nostra vita. Dio solo è assoluto, lui è l'unico. Ogni cristiano cercherà di concretizzare questa relativizzazione nella propria vita. I religiosi lo faranno in un modo più esplicito. Ciò che ogni cristiano porta nel suo cuore, il religioso lo porta sulla fronte! Questo significa che i nostri voti di povertà, di castità e di obbedienza parlano di cose che non sono completamente estranee ad ogni cristiano.

Guardiamo un istante il mondo che ci circonda ed in particolare la pubblicità. Ogni pubblicità - nei giornali, alla televisione, lungo le nostre strade, ecc. - ci parla di queste tre dimensioni importanti della vita. Non ci deve sorprendere che la pubblicità concentra la sua attenzione su questi elementi importanti. “Devo” acquistare, perché “devo” avere questo e quest’altro. E appaiono sempre nuovi prodotti sul mercato. E, se voglio essere qualcuno oggi, se voglio che gli altri mi rispettino, mi ammirino, “è necessario” che mi procuri ciò che viene prodotto. Perché con quel prodotto sembrerò più giovane del mio vicino, più bello, più magro, più alla moda. Se uso questo sapone o questo tipo di shampoo, sembrerò più attraente.... Non sentite in tutto questo l'inganno del seduttore? E quando possedete molto, volete avere di più, sempre di più. Ed è così che la pubblicità vi inviterà ad acquistare un'automobile più grande, più potente di quella del vostro vicino. Così avrete la sensazione di poter superare tutti gli altri in autostrada. Voler dominare gli altri, come se questo fosse un ideale da inseguire! La pubblicità è piena di seduttori nascosti. Da chi o da che cosa ci lasciamo sedurre?

Nessuno può vivere senza un minimo di cose materiali. Senza 'avere' nessuno può ‘essere'. E tuttavia non possiamo fare di un idolo un dio: ecco l'essenziale del voto di povertà. Rinunciare liberamente ad un certo numero di cose - buone ed anche necessarie - perché c'è qualcosa o qualcuno di più importante che riempie la nostra vita. Certamente, è indispensabile per ogni persona essere riconosciuto ed amato e anche poter amare. E chi non conosce il desiderio di vivere una vita sessuale matura? Non ne facciamo tuttavia un idolo. Qual è il senso profondo del nostro voto di castità? Che il modo concreto con cui amiamo coloro verso cui siamo mandati, come coloro che ci circondano, renda trasparente l'amore che Dio ha per ognuno di loro. Infine l'uomo muore spiritualmente se non trova uno spazio per decidere chi vuole essere. Senza un minimo di libertà e di indipendenza nessuno diventa adulto. Ma, ancora una volta, non facciamone un idolo o un dio. Con il voto di obbedienza vogliamo fare sapere che non siamo noi il criterio ultimo delle nostre decisioni, ma che vogliamo essere in ascolto della voce di un Altro.

Alla sequela di Cristo
Se proviamo a vivere i tre voti nel modo che ho appena descritto, noi camminiamo alla sequela del Cristo. E, 'seguire il Cristo sulla sua strada' è un buon filo conduttore per la V.C., come ci ha mostrato la storia. Se meditiamo san Matteo nel racconto delle tentazioni di Gesù nel deserto (4,1-11), ritroviamo queste tre dimensioni importanti della vita di un uomo. Se guardiamo da vicino il racconto e ci chiediamo su che cosa il seduttore fa leva per tentare Gesù, vediamo che la prima tentazione fa riferimento al problema del bisogno di un minimo di cose materiali: “Hai fame? Mangia! Trasforma queste pietre in pane!” Nessuno può vivere senza cibo.

La seconda tentazione fa riferimento al desiderio di essere applaudito, riconosciuto, accettato ed amato. “Gettati della vetta del Tempio, gli angeli verranno ad accoglierti, e così il pubblico ti applaudirà! Il successo sarà assicurato!” Ogni uomo, e quindi anche Gesù, ha bisogno di essere riconosciuto in ciò che è.

La terza tentazione concerne la dimensione della volontà di dominio, di essere padrone degli altri. '”utti questi regni con la loro gloria sono tuoi, se ti prosterni e mi adori!” Il tentatore provoca Gesù in questa dimensione profonda che ci rivela che ogni uomo conosce in lui il bisogno di indipendenza che può convertirsi molto facilmente in desiderio di dominio.

Se leggiamo il testo del san Matteo, vediamo come il tentatore agisce. “Se sei Figlio di Dio...”. Il tentatore invita Gesù a mettersi al centro stesso della sua vita. “Se ce n’è uno che può farlo, sei proprio tu, il Figlio di Dio”. In fondo, usa la stessa tecnica per tre volte: “Sei Figlio di Dio, fa' ciò che ti conviene, realizza ciò che desideri”. Ma, per tre volte, la risposta di Gesù esprime esattamente il contrario: “non sono io il centro della mia vita, è un Altro”. Dio è il primo e l'ultimo criterio nelle scelte che Gesù compie. Tutta la sua vita vuole essere una testimonianza che in Dio c’è solo amore.

I vangeli sinottici pongono il racconto delle tentazioni all'inizio della vita pubblica di Gesù, dopo il battesimo. Nel battesimo Gesù aveva ricevuto dal Padre la sua missione: “Tu sei il mio Figlio prediletto, colui nel quale mi sono compiaciuto”. Questa citazione rinvia al primo canto del servitore di Jahve del profeta Isaia (42,1-7): “Ecco il mio servitore che io sostengo, il mio eletto in cui mi compiaccio. Ho posto il mio spirito su lui, egli porterà il diritto alle nazioni. Non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà la canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta. Proclamerà il diritto.... ti ho formato e stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni, perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri, dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre”.

Ecco la missione che Gesù riceve con il battesimo. Il racconto delle tentazioni ci lascia intravedere che Gesù, come ogni uomo, ha conosciuto la tentazione. “Questa strada di silenzio e di dolcezza - non grida, non alza il tono, non spezza la canna incrinata, non spegne lo stoppino dalla fiamma smorta – è questa la strada che devo intrapprendere? Non ci sono altri modi per manifestare l'amore del Padre? Esiste una strada meno difficile e più gratificante? Conosciamo molto bene la risposta di Gesù, ma ciò che rischiamo di dimenticare è che la sua risposta è venuta solamente dopo aver superato i momenti di tentazione, e questo si è ripetuto durante l’intera sua esistenza. Gli evangelisti ci mostrano ancora un altro momento della vita in cui Gesù ha dovuto combattere per non cadere nella tentazione, ed è durante la Passione, nel giardino degli ulivi. Gesù che sa che in questi momenti è in ballo la sua esistenza, prega il Padre: “Se è possibile, passi da me questo calice” (Mt 26,39). Gesù ha paura di fronte alla morte, non vuole morire. Vive momenti di angoscia e di sconforto, momenti estremamente difficili. Ma dopo questi momenti di crisi, la sua preghiera si conclude con la frase che tutti noi conosciamo molto bene: “Tuttavia, non come voglio io, ma come vuoi tu!” Anche in quel momento difficile Gesù accetta, dopo un lotta interiore, di non essere lui il criterio ultimo delle sue scelte.


I due stendardi negli Esercizi Spirituali
I tre voti religiosi rinviano a tre dimensioni fondamentali di ogni persona. Le tre tentazioni di Gesù nel deserto rimandano alle stesse dimensioni fondamentali. Permettetemi di fermarmi un momento su un testo importante nella storia della spiritualità cristiana, gli Esercizi Spirituali di sant’Ignazio di Loyola, dove troviamo un testo che ci orienta nella stessa direzione.

Dopo la prima settimana di Esercizi, dove si medita sul peccato presente nel mondo e nella vita di ogni uomo, e dove si fa la scoperta della misericordia e del perdono di Dio, colui che fa il ritiro è invitato a contemplare la vita di Gesù nei vangeli. Si tratta di soffermarsi a lungo ed intensamente sulla persona di Cristo per cercare la via per seguirlo. Dopo alcuni giorni di contemplazione Ignazio propone la meditazione dei “Due stendardi”. Immagina un grande campo di battaglia con due eserciti dove ciascuno dei due capi - Lucifero e Cristo - hanno il loro stendardo.

Questi stendardi rappresentano le strategie o le dinamiche adoperate dal loro capo. Lucifero insegue la strategia del male. Ignazio individua tre tappe. Il Maligno, prima di ogni altra cosa, tenta di legarci in modo disordinato alla ricchezza, a ciò che ognuno di noi possiede. Può essere il denaro - e questo è la cosa più frequente - ma qualsiasi cosa materiale può costituire la nostra ricchezza. Il nostro attaccamento disordinato può orientarci anche sulle persone, sulle nostre qualità, sul nostro lavoro, sulla nostra missione che svolgiamo. Si tratta di un attaccamento disordinato a ciò che in se stesso è un bene. Ma quello che “possiede”, desidera possedere sempre di più, e tenderà a comportarsi come proprietario. Chiederà agli altri di rispettarlo per ciò che possiede. Desidererà essere riconosciuto ed apprezzato. Ignazio parla in questo caso di un onore vano. Non ciò che è, ma l’obbiettivo di tutte le sue azioni. È la seconda tappa che segue una logica iniziata nella prima. C’è poi la terza tappa. Colui che vive da “gran proprietario” e che vivrà sempre più come qualcuno che non ha più bisogno degli altri. Si sente superiore agli altri. Basta a se stesso. Non ha più bisogno né di Dio né degli altri. È l’autosufficienza stessa, l'orgoglio.

La strategia del Cristo o del vangelo è evidentemente completamente diversa. Nella prima tappa il Cristo c'invita ad una libertà interiore. È il contrario dell'attaccamento disordinato con il quale il Maligno inizia il suo combattimento. Ignazio parla della povertà spirituale come condizione per vivere una povertà effettiva. Quello che è internamente libero, non si lascerà mai dominare dal successo o dalla fama, né dagli insuccessi o dall'incomprensione. Questo significa che non rimarrà indifferente verso coloro che gli manifestano simpatia o gli mostrano disprezzo. Ma non è né la simpatia né il disprezzo che determineranno la sua vita. Si lascerà guidare dall’amore e dalla compassione di Dio. Questa è la seconda tappa nella strategia del vangelo. Colui che è veramente libero e non si lascia condizionare da quanto gli altri dicono o pensano a suo riguardo. Ha trovato il suo posto di fronte agli altri e di fronte a Dio. Diventa un uomo-per-gli-altri, un uomo-con-gli-altri. È l'uomo che ha scoperto la vera umiltà. Ha raggiuntola la terza tappa nel cammino del vangelo.

A questo punto Ignazio chiede a coloro che seguono il ritiro di prendere queste due strategie come una griglia per esaminare la propria vita, per vedere meglio come il Maligno entra in ognuno di loro e per difendersi. Allo stesso tempo è importante anche scoprire dove la strategia di Cristo è già all'opera nella loro vita e chiedere la grazia di poterlo seguire sempre meglio. Questa meditazione di Ignazio può aiutarci a fare regolarmente una rilettura spirituale della nostra V.C.

Conversio morum
Nella Regola di san Benedetto non si parla di voti. E, lasciando da parte un testo importante sull'ubbidienza all'abate, la Regola non parla esplicitamente dei tre voti religiosi. San Benedetto preferisce parlare del conversio morum, la conversione del nostro modo di vivere. Questa conversione sarà sempre una conversione verso la persona di Cristo e il suo vangelo.

Il vangelo ci chiede di allontanarci da una vita governata dal denaro e dalla ricchezza e di scegliere una vita dove impariamo a condividere ciò che abbiamo, ciò che siamo - come Gesù condivide i pochi pani e pesci portati dai discepoli (Mc 6, 35-44,) e come condivide la sua stessa vita dandoci il pane ed il vino nell’ultima cena (Mc 14, 22-25).

Il vangelo ci chiede di prendere le distanze da una vita dove aspettiamo costantemente la riconoscenza, l'attenzione e l'amore degli altri per noi stessi e di scegliere una vita che viene offerta sull'esempio di Cristo. Ci ha amati con un amore in grado di dare la propria vita per i suoi amici, e a noi chiede di amarci con lo stesso amore (Gv 15, 12-13,).

Il vangelo ci invita a non impostare la nostra vita sul dominio degli altri e di optare per una vita a servizio degli altri - come il Cristo che è venuto non per essere servito, ma per servire e dare la sua vita (Mc 10,45).


3. Per una Vita Consacrata nell’Europa del 2006

La storia della V.C. di cui vi ho dato alcuni flash all’inizio della mia conferenza, oggi esiste ancora e continua e noi ne siamo una prova. Alcune Congregazioni cesseranno di esistere e non sarà la prima volta che questo accade nella storia. Altre si adatteranno ai tempi nuovi. Ciò che consentirà loro di trovare un nuovo slancio sarà la qualità della spiritualità propria di ogni Istituto. Gli Ordini e le Congregazioni monastiche sopravvivranno più facilmente, perché il confronto con il mondo moderno è più defionito: solo Dios basta. Dio solo è l’orizzonte ultimo dei monaci e delle monache. Gli Ordini e le Congregazioni apostoliche che vivono e lavorano nel mondo hanno bisogno di una spiritualità molto più forte per potere trovare forme nuove adatte alla sensibilità odierne.

Valori dimenticati o nuovi in Europa nel 2006
Senza volere tracciare un quadro completo della nostra epoca – impresa sempre ardua - può essere illuminante vedere quali sono i valori dimenticati nella cultura europea di oggi e quali sono i valori e le sfide nuove. Infatti, nella misura in cui saremo in grado di offrire delle risposte, la nostra V.C. avrà un senso e non solo per noi stessi, ma anche per il mondo intero.

Nel mondo in generale e in Europa in particolare si percepisce un bisogno di riconciliazione, tra le persone, le nazioni e i popoli. Non dimentichiamo che è questo desiderio di riconciliazione che è all'origine dell'Unione Europea. Riconciliare dei popoli in guerra da secoli, era la sfida dei padri fondatori. Se noi guardiamo l'Europa di oggi, la grande Europa, è evidente che si sente ancora un grande bisogno di riconciliazione. L'assenza di guerre non vuole dire che tutti sono riconciliati. Ma, facendo della riconciliazione una dimensione essenziale della nostra missione come religiosi e religiose, contemplativi e di vita attiva, ci collochiamo al centro anche del vangelo, della Buona Notizia di Gesù. Il perdono, il dono per eccellenza, dovrebbe essere il cuore stesso della nostra vita di comunità. È nel perdono, come nell'eucarestia, che può nascere ogni volta, in modo nuovo, la comunità religiosa che diventa luogo di accoglienza di Dio che è amore. Spetta ad ogni Ordine, ad ogni Congregazione cercare concretamente come vivere il perdono e la riconciliazione e come esserne testimoni.

La riconciliazione conduce alla pace, la riconciliazione è un cammino di pace. In un mondo dove ci sono tante divisioni e tante guerre il compito di ogni uomo e di ogni donna, ma anche di ogni religioso e religiosa è di impegnarsi per la pace. Anche in questo settore l'assenza di guerre non è un criterio per dire che si è in pace. E la pace è molto di più che stipulare un trattato di pace. La pace rende vero e possibile il benessere - shalom - la pace vera trasforma i nemici in fratelli e sorelle. La pace si costruisce sull’esperienza che tutti facciamo parte della grande famiglia umana. Se nella maggior parte dell'Europa non ci sono state delle guerre in questi ultimi 60 anni, se noi conosciamo la pace, è anche grazie a questo lavoro lento, ma fecondo, di riconciliazione che ha raggiunto una dimensione anche politica. E la pace tra diversi popoli e paesi può far intravedere ai nostri contemporanei una pace ancora più profonda, quella che è opera di Dio.

Ma la costruzione dell'Europa richiede da noi un impegno ancora più grande. La strada concreta della riconciliazione è stata quella della solidarietà. Chiaramente all’inizio si trattava di una solidarietà economica, che precedeva quella finanziaria e politica. Senza una solidarietà giusta e ricercata, non si può costruire l'Europa. La solidarietà è iniziata partendo dal carbone e dall'acciaio. Non erano forse questi gli elementi principali per fabbricare armi per combattere? Dopo questo inizio significativo la solidarietà si è estesa ad altri campi dell’economia fino a raggiungere la sfera finanziaria e politica. Questa Europa ricca, che ha voluto l'allargamento da 15 a 25 paesi membri, esita oggi a continuare a percorrere la strada della solidarietà, mentre nell'Europa allargata questa solidarietà è più che mai necessaria. Come esprimere questo bisogno di solidarietà nelle nostre comunità religiose e nelle nostre missioni in Europa? È il combattimento per la giustizia che è un elemento costitutivo della nostra fede in Gesù Cristo. Ma la solidarietà non è necessaria solamente in Europa, infatti è ancor più necessaria negli altri paesi poveri del mondo. Molte famiglie religiose hanno una grande esperienza nel campo della solidarietà internazionale. Occorre trovare delle vie nuove per vivere la solidarietà a livello personale e comunitario, ma anche a livello di strutture internazionali. Siamo sufficientemente coscienti delle possibilità che abbiamo in questo settore?

L'Europa che si sta costruendo oggi non è la stessa di quella che avevano pensato i padri fondatori. L'Europa, con la sua diversità di lingue e di culture, sta diventando un’Europa inter-culturale. Le differenti onde migratorie - people on the move – non solo non si fermeranno, ma aumenteranno, che noi lo vogliamo o no. Ci sono state delle migrazioni per ragioni politiche, per motivi economici, Tra qualche anno, - come ci indicano gli studi degli specialisti – assisteremo a migrazioni per ragioni ecologiche. Il numero dei migranti tenderà ad aumentare ancora per diversi anni. L'Europa diventerà una miscuglio di culture e di religioni molto diverse. La risposta politica a questa situazione non è semplice. Ma qual è la nostra risposta che noi, religiosi e religiose dell'inizio del terzo millennio, vogliamo dare? Siamo pronti al dialogo? Siamo in grado di cercare e di trovare nelle altre culture le tracce del Dio unico? Qual è il nostro atteggiamento nei confronti l'Islam, che diventa una presenza sempre più significativa in molte città europee? È evidente che il dialogo non ha senso se non abbiamo niente da dire! Il dialogo comincia nelle nostre comunità, nelle vie in cui abitiamo, nei quartieri dove viviamo, e diventa indispensabile nei nostri centri di studio, nella formazione dei nostri giovani, religiosi e religiose, ecc. Dovremmo anche parlare di dialogo ecumenico e rendere omaggio a Roger Schutz di Taizé. Seguendo il suo esempio altre Congregazioni si sono aperte all'ecumenismo.

Questi valori che interpellano la nostra V.C. ci fanno entrare nel movimento di mondializzazione o di globalizzazione che caratterizza il mondo di oggi. Una riflessione sull'avvenire della V.C. in Europa non può non tenerne conto.

Fare opera di riconciliazione e di pace, aprire le nostre mentalità al dialogo e costruire un mondo più solidale, significa orientarci verso una cultura della vita, e tutto questo in un mondo in cui predomina la tendenza a costruire una cultura di morte. In questa cultura della vita, tutto ciò che fa riferimento alla famiglia - altro valore dimenticato - dovrà avere un posto privilegiato. Come testimoniare tutto ciò nella nostra V.C.?

Anche le nuove comunità ci interpellano
Non c’è solamente il mondo che ci interpella, ma ci sono anche le nuove comunità, i nuovi movimenti nella Chiesa, che conoscono una slancio nuovo. Senza entrare in una dinamica di concorrenza, vorrei terminare questa conferenza invitandovi a lasciarvi interrogare da queste nuove comunità. Vi sono cinque elementi che mi colpiscono e che sono presenti nella grande maggioranza di queste comunità.

Innanzitutto nella loro vocazione è presente una certa chiarezza. Queste comunità sono giovani e hanno un idea molto chiara sulla loro identità, sulla loro ragione di essere, sulla loro missione nella Chiesa e nel mondo. Questa chiarezza diventa attraente. Dove è andata a finire la chiarezza nei nostri Istituti religiosi? Credo che le risposte saranno molto diverse…

Secondo. In queste nuove comunità è presente una certo fervore. La loro preghiera, e soprattutto la preghiera comunitaria, è una preghiera dove il cuore ha il suo giusto posto. Ma questo fervore oltrepassa la loro assemblea. Spesso una gioia semplice si irradia da queste comunità. Dove è andato a finire il nostro fervore?

Terzo. Viene riservato alla comunità molto tempo, una comunità che vive nella gioia e nella semplicità. Tipica in parecchie di queste comunità è la loro composizione. Ci sono come tre cerchi concentrici: al centro, quelli che si sono impegnati definitivamente, quasi sempre dei celibi; in un secondo cerchio, quelli “di casa”, i residenti, coloro che partecipano alle vita della comunità - donne ed uomini, sposati e celibi, giovani e meno giovani – e che si impegnano o per un tempo determinato o indeterminato; ed infine il terzo cerchio, quello degli amici che vengono la domenica per partecipare a l'eucaristia e (spesso) al pasto frugale. Questo può porgi degli interrogativi in riferimento alle nostre strutture di ammissione e alla qualità delle nostre comunità.

Quarto, un punto forte in tutte queste nuove comunità è il loro amore per la Chiesa, per la Chiesa gerarchica. Questo per loro costituisce la cosa più normale. Non significa che all’interno di queste comunità non vi sia nessuna critica nei confronti della Chiesa, ma sempre prevarrà l’amore per la Chiesa. Non era forse la stessa cosa per i fondatori e le fondatrici dei nostri Ordini e Congregazioni? Amiamo la Chiesa? Come la pioggia acida uccide la vita nella natura, così anche le nostre critiche acide uccidono ogni vocazione per la Chiesa.

L’ultimo elemento presente in queste nuove comunità è Maria, la Madre di Gesù. Anche qui si tratta di un’evidenza: Come seguire Gesù lungo il suo cammino senza ricordare sua madre Maria? La preghiera del cuore si farà accanto a Maria, ma anche la presenza delle donne e soprattutto di donne sposate che vivono nella comunità con i loro bambini, farà sì che Maria abbia il posto speciale che le compete non solo a livello puramente familiare, ma anche considerando l'economia della salvezza.

Affidiamo l'avvenire della V.C. in Europa a Maria, qui a Fatima, in questo luogo dove lei ha voluto farsi presente a noi.

Mark Rotsaert, s.J,
Fatima, 8 febbraio 2006

 
Contattaci | Area riservata
Copyright © 2005-2008 CISM - Tutti i diritti riservati