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Parola di Dio e vita consacrata
Riflessioni coraggiose a penna sciolta
Pedro Belderrai, CMF - 17/10/2008
 
Da www.vidimusdominum.info prendiamo un articolo interessante che Pedro Belderrai, CMF dell'Istituto Teologico di Vita Religiosa (Madrid) ha tenuto alla 70 Assemblea Semestrale USG nel 2007.
 
Il Dizionario della “Real Academia Española de la Lengua”, la massima autorità sull’uso corretto dello spagnolo, dice che con l’espressione ‘a vuela pluma’ (in italiano “a penna sciolta”) indica qualcosa che si realizza “molto in fretta, sulla spinta dell’ispirazione, senza fermarsi troppo a riflettere”. Queste mie poche righe hanno proprio questa caratteristica: sono state realizzate di getto alla fine del secondo giorno della 70ª Assemblea Generale dell’Unione. Profondamente grato per essere stato invitato in qualità di osservatore, è giusto che esprima la mia gratitudine condividendo alcune idee nate dall’osservazione e dall’ascolto.

Governo e Parola di Dio

P. Pascual Chávez (SDB), Presidente dell’Unione, nella sessione di apertura, ha affermato, riferendosi agli apostoli: “non possono trascurare la loro vita di preghiera né la predicazione, solo perché devono curare la vita comune dei loro fedeli. Qualsiasi altro impegno, pur urgente possa sembrare, deve passare ad altre mani; ricuperando la preghiera e la Parola di Dio, gli apostoli mettono al centro la loro missione e custodiscono la vita comune di quelli che sono loro affidati”.
Il commento di don Pascual è realmente piacevole. Differenze a parte, la riflessione sugli apostoli si può applicare anche ai Superiori Generali. Lo crediamo veramente? Quali conseguenze avrebbe applicare principi di questo tipo al servizio di governo, sia generale che provinciale o locale? “Qualsiasi altro impegno, pur urgente possa sembrare, - dice il commento - deve passare ad altre mani”: a cosa devono dare la priorità un uomo o una donna che hanno accettato di servire i loro fratelli attraverso l’animazione e il governo?
Le parole del Presidente dell’Unione evidenziano un elemento davvero fondamentale: la dedizione alla Parola e alla preghiera hanno a che vedere con il cuore della missione di un Superiore e ci dicono quanto egli curi la vita comune. Forse vale la pena approfondire questa idea per evitare di considerare tempo perso o occupazioni secondarie momenti e realtà che sono ben più centrali.

La Parola si può leggere in molti modi

Lo si è detto varie volte in questi giorni: esistono molti modi di leggere la Parola. Alcuni implicano la lettura di testi, ma non della Parola di Dio. Ci sono modi di porsi dinanzi alla Parola che permettono di parlare come periti, esperti, ma non come uomini e donne che lasciano che il Risorto scaldi loro il cuore.
Potremmo dire, senza esagerare: “dimmi qual è la posizione che assumi dinanzi alla Parola e ti dirò com’è la tua vita religiosa”. Ci sono modi di essere ascoltatore della Parola che arricchiscono e rafforzano la propria vocazione e che, con il tempo, possono convocare altri, e modi che sembrano portare alla sterilità o a erudizioni infeconde. La vita religiosa contemporanea, ognuno di noi, è chiamato a rivedere il proprio modo di accogliere la Parola di Dio. La celebrazione della prossima Assemblea del Sinodo dei Vescovi sul tema potrà esserci di grande aiuto.

Spiritualità e spiritualità

Si è anche detto che esistono molti tipi di spiritualità: alcune non ricordano il Dio cristiano né sembrano aver scoperto Gesù Cristo. Non basta ricorrere alla Parola! Il mondo – è stato ricordato – chiede spiritualità, ma non tutte le spiritualità sono cristiane.
È necessario usare con prudenza concetti e termini così rilevanti e a volte inflazionati come ‘equilibrio’, ‘tranquillità’, ‘tensione’… A quale equilibrio può aspirare un consacrato?, a quale tranquillità? Non certo a una tranquillità che prescinda dalla croce, dalla dedizione, dalla conformazione a Colui che si è fatto Eucaristia e alimento. Attenzione! Si può, a volte, ricorrere alla Parola o avvicinarsi ad Essa ma in un modo che è ben distante dall’esperienza del Risorto e dei suoi discepoli.

Una sfida

In questi giorni è stato detto in diversi modi: “facciamo fatica a trovare il giusto equilibrio tra azione e riposo, impegno e abbandono”. La sfida non ha bisogno di molte spiegazioni.

L’importanza dell’assiduità

Anche questo concetto è stato ricorrente. Abbiamo parlato di frequentare la Parola, di “masticarla”, di “girarle attorno”, di corteggiarla, persino di “tubarla”, imitando i colombi. Siamo stati invitati a considerare il rapporto discepolo-Parola come un rapporto nuziale. Negli Atti degli Apostoli si nota una certa insistenza: gli apostoli accolgono la Parola con perseveranza, con assiduità. Diamo ai processi di accoglienza e di ascolto della Parola il tempo e la tranquillità che meritano?
Negli ultimi anni mi sono accostato varie volte alla riflessione proposta, in occasione del Congresso Internazionale della Vita Consacrata del 2004, dal gruppo di lavoro che ha studiato il ruolo della Sacra Scrittura nella vita religiosa. Mi sembrano pagine straordinariamente preziose. In esse si insiste sui tratti positivi dell’avvicinamento alla Parola che si sono manifestati negli ultimi anni, ma si evidenzia anche che siamo ancora lontani dall’ottenere che tanti consacrati ne facciano un libro di vita, il loro quotidiano compagno di viaggio. La scelta del tema di questa Assemblea è un ulteriore segno di questo cammino positivo, ma dobbiamo continuare a camminare.

Sorpresa, dismisura, esagerazione…

Nella seduta plenaria abbiamo sentito parlare delle ‘insolite abitudini di Dio’, della sua passione per le cose straordinarie, quello che va oltre l’auspicabile e il ragionevole; del peso della ‘pazzia’ nell’esperienza di Gesù; della gratuità… Non ho potuto fare a meno di ricordare alcune bellissime espressioni del Magistero di Giovanni Paolo II sulla vita consacrata, come il suo invito alla dismisura, formulato nel messaggio che rivolse al Congresso appena citato: “ricordate che la misura dell’amore è amare senza misura”. Vita Consecrata lega la nostra vocazione alla sovrabbondanza della gratuità e dell’amore: non staremo forse vivendo e incoraggiando una vita consacrata eccessivamente calma e ‘corretta’?

Parola, Popolo (di Dio) e vita

Nella sua bellissima e profonda riflessione dinanzi all’Assemblea, Dolores Aleixandre ha evocato “l’arte degli incontri di Gesù” come il miglior corso di introduzione alla lettura della Scrittura, invitandoci a riconoscere (come Gesù) il dialetto del Padre in quelli del suo popolo che sono privi di importanza. Anche P. Feldkämper ha fatto riferimento a questo. La vita consacrata non deve forse sforzarsi maggiormente di leggere la Parola assieme ad altri e a farlo a partire dalla vita (propria e altrui)? Credo che anche qui ci si offra un altro ambito di possibile crescita.

Un importante avvertimento

In diverse occasioni in questi giorni, è stato evidenziato che nella vita religiosa di oggi forse manca la gioia. Un Vescovo spagnolo molto acuto nelle sue osservazioni ha descritto la gioia come lo stato spirituale dei cristiani abitualmente generosi: una gioia che molte volte sarà gioia crocifissa. La sua assenza può essere un sintomo dell’assenza della Parola, o di un incorretto rapporto con la stessa. Non ci troviamo di fronte a qualcosa di secondario: forse la questione ci rimanda ad una seria carenza di fondo. Nel libro degli Atti, Vangelo e gioia camminano insieme, formando una coppia inseparabile.

Tempo per studiare e approfondire

Durante la recente Assemblea dei religiosi e delle religiose spagnole, uno dei relatori ha evidenziato l’esistenza di alcune parole che ormai non si sentono più nella riflessione sulla vita consacrata o che sembrano aver perso intensità. Una di queste è ‘studio’. In diversi momenti, in questi giorni, ho sentito mettere in guardia sul fatto che “non può ricevere bene la Parola, chi non si è preparato a sufficienza, studiando per farlo”. Esistono scienze che insuperbiscono, ma ci sono anche scienze che aiutano a comprendere, ad avvertire il ricco e profondo senso che lo Spirito ha messo nei testi.
Possiamo fare ancora molto in questo campo: dobbiamo reagire – là dove esso si manifesta - al disprezzo dello studio e della preparazione. Molti religiosi e religiose ci hanno mostrato con la loro vita, e a volte con il loro martirio, che preparazione e servizio verso i più poveri non sono incompatibili, tutt’altro. Guardiamo il loro esempio! Forse è giunto anche il momento di ringraziare quei tanti fratelli e sorelle per la loro silenziosa – e spesso sofferta – dedizione agli studi biblici.

Un dubbio finale: Eucaristia, Parola e vita religiosa.

Il Congresso Internazionale ne ha parlato chiaramente. P. Innocenzo Gargano lo ha ribadito. L’esperienza di vita di molte delle nostre famiglie consacrate lo dimostra: la celebrazione eucaristica è il contesto privilegiato per avvicinarsi quotidianamente alla Scrittura. Come trasformare questo in realtà, quando tante comunità religiose, soprattutto femminili, non possono celebrare quotidianamente la Cena del Signore? Cosa dire delle comunità maschili nelle quali la concelebrazione è poco frequente o il servizio pastorale impone un altro tipo di ritmo eucaristico? La questione è posta sul tavolo. E non dovremmo rispondere in modo superficiale; magari anche il Sinodo potrà offrirci alcuni spunti di riflessione.

Per il momento, ognuno di noi faccia tutta la sua parte perché l’Assemblea Sinodale sia un fruttuoso e fecondo evento di Chiesa.
 
 
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