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XLVI ASSEMBLEA GENERALE CISM - 2006
 
Eco dalla Stampa
 
Formazione: «Buon Pastore, modello dei religiosi»
Mimmo Muolo - Avvenire 07.11.2006
 
La formazione dei nuovi religiosi ha un modello insostituibile: Cristo Buon Pastore. Lo ricorda il Papa in apertura dell'annuale assemblea della Cism, la Conferenza dei Superiori maggiori d'Italia, da ieri riunita a Olbia. E se ne dicono convinti loro stessi, gli oltre 160 rappresentanti dei 24.800 religiosi della Penisola, che hanno individuato questo tema («Discernimento e processi formativi, una responsabilità condivisa») come una delle sfide più attuali e urgenti per chi ha scelto di professare i tre voti di castità, povertà e obbedienza.

L'assise, infatti, da oggi a venerdì verterà soprattutto sul ruolo del superiore maggiore in rapporto alla formazione dei giovani che chiedono di entrare in convento. Ma già ieri, grazie alle parole del Papa, all'intervento iniziale del presidente, don Alberto Lorenzelli, e alla riflessione dettata durante i vespri dal vescovo di Tempio Ampurias, Sebastiano Sanguinetti (che ha portato il saluto della diocesi sul cui territorio si svolge l'incontro), se ne è avuto un primo consistente saggio.

Punto di partenza, dunque, il messaggio inviato da Benedetto XVI a firma del cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone. Messaggio in cui il Pontefice esprime il suo «apprezzamento per la riflessione su una tematica così importante» e «incoraggia a contemplare l'icona di Cristo Buon Pastore, traendone criteri di discernimento e di formazione per quanti sono chiamati a corrispondere con generosità all'interiore mozione dello Spirito». Perciò, scrive ancora il cardinale Bertone, il Papa «auspica che questo incontro susciti una sempre più convinta e feconda testimonianza evangelica in risposta alle nuove sfide» di oggi.

La prima delle quali, fa notare don Lorenzelli, è immaginare «in un tempo di profonde trasformazioni, una formazione attenta a radicare nel cuore dei giovani consacrati quei valori umani, spirituali e carismatici necessari per renderli idonei ad attuare una fedeltà creativa». Occorre, in altri termini «ricentrare tutta l'educazione dei consacrati di domani sulla sequela di Cristo», secondo l'espressione usata da Sanguinetti. «L'uomo o la comunità che al posto di Dio mettono il proprio egoismo - ammonisce a tal proposito il vescovo - sono preda di ogni forma di gelosia, di invidia e di maldicenza».

Il presule, poi, si fa portavoce anche del saluto della sua diocesi ai superiori maggiori d'Italia. «Terra di antica evangelizzazione - sottolinea - ma in cui i valori cristiani devono ogni giorno scontrarsi con i modelli di una società effimera ed opulenta, sempre più soggetta all'infiltrazione di affari poco limpidi, di costumi slegati da ogni riferimento etico, di mercificazione della persona umana». Del resto, «come in ogni società», la «compresenza di luci e ombre, di grandi opportunità di sviluppo e di sacche di povertà, di valori antichi e di disorientamento morale, sono la grande sfida alla Chiesa di oggi». In questa situazione bisogna saper annunciare Gesù Cristo - conclude Sanguinetti - anche perché «sale la grande domanda di Vangelo».

Si comprende, dunque, perché il tema della formazione dei nuovi religiosi, e all'interno di esso del ruolo che i superiori maggiori sono chiamati ad esercitarvi, rivesta tanta importanza. Ne va, come ricordava in apertura dell'assemblea lo stesso don Lorenzelli, «di gran parte della qualità futura della vita consacrata in Italia».

Ma ci sarà tempo e modo di approfondire. Da oggi, infatti, si entra nel vivo dei lavori, con gli interventi del nunzio apostolico in Italia, l'arcivescovo Paolo Romeo, del cardinale Franc Rodè, prefetto della Congregazione per i religiosi, e di diversi esperti, oltre che di padre Fidenzio Volpi. Il quale, giunto al termine del proprio mandato, nel pomeriggio farà il bilancio dei suoi 13 anni da segretario generale della Cism.

Mimmo Muolo
Avvenire 07.11.2006

 
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