| La formazione dei nuovi religiosi
ha un modello insostituibile: Cristo Buon Pastore. Lo ricorda il
Papa in apertura dell'annuale assemblea della Cism, la Conferenza
dei Superiori maggiori d'Italia, da ieri riunita a Olbia. E se ne
dicono convinti loro stessi, gli oltre 160 rappresentanti dei 24.800
religiosi della Penisola, che hanno individuato questo tema («Discernimento
e processi formativi, una responsabilità condivisa»)
come una delle sfide più attuali e urgenti per chi ha scelto
di professare i tre voti di castità, povertà e obbedienza.
L'assise, infatti, da oggi a venerdì verterà
soprattutto sul ruolo del superiore maggiore in rapporto alla formazione
dei giovani che chiedono di entrare in convento. Ma già ieri,
grazie alle parole del Papa, all'intervento iniziale del presidente,
don Alberto Lorenzelli, e alla riflessione dettata durante i vespri
dal vescovo di Tempio Ampurias, Sebastiano Sanguinetti (che ha portato
il saluto della diocesi sul cui territorio si svolge l'incontro),
se ne è avuto un primo consistente saggio.
Punto di partenza, dunque, il messaggio inviato
da Benedetto XVI a firma del cardinale segretario di Stato, Tarcisio
Bertone. Messaggio in cui il Pontefice esprime il suo «apprezzamento
per la riflessione su una tematica così importante»
e «incoraggia a contemplare l'icona di Cristo Buon Pastore,
traendone criteri di discernimento e di formazione per quanti sono
chiamati a corrispondere con generosità all'interiore mozione
dello Spirito». Perciò, scrive ancora il cardinale
Bertone, il Papa «auspica che questo incontro susciti una
sempre più convinta e feconda testimonianza evangelica in
risposta alle nuove sfide» di oggi.
La prima delle quali, fa notare don Lorenzelli,
è immaginare «in un tempo di profonde trasformazioni,
una formazione attenta a radicare nel cuore dei giovani consacrati
quei valori umani, spirituali e carismatici necessari per renderli
idonei ad attuare una fedeltà creativa». Occorre, in
altri termini «ricentrare tutta l'educazione dei consacrati
di domani sulla sequela di Cristo», secondo l'espressione
usata da Sanguinetti. «L'uomo o la comunità che al
posto di Dio mettono il proprio egoismo - ammonisce a tal proposito
il vescovo - sono preda di ogni forma di gelosia, di invidia e di
maldicenza».
Il presule, poi, si fa portavoce anche del saluto
della sua diocesi ai superiori maggiori d'Italia. «Terra di
antica evangelizzazione - sottolinea - ma in cui i valori cristiani
devono ogni giorno scontrarsi con i modelli di una società
effimera ed opulenta, sempre più soggetta all'infiltrazione
di affari poco limpidi, di costumi slegati da ogni riferimento etico,
di mercificazione della persona umana». Del resto, «come
in ogni società», la «compresenza di luci e ombre,
di grandi opportunità di sviluppo e di sacche di povertà,
di valori antichi e di disorientamento morale, sono la grande sfida
alla Chiesa di oggi». In questa situazione bisogna saper annunciare
Gesù Cristo - conclude Sanguinetti - anche perché
«sale la grande domanda di Vangelo».
Si comprende, dunque, perché il tema della
formazione dei nuovi religiosi, e all'interno di esso del ruolo
che i superiori maggiori sono chiamati ad esercitarvi, rivesta tanta
importanza. Ne va, come ricordava in apertura dell'assemblea lo
stesso don Lorenzelli, «di gran parte della qualità
futura della vita consacrata in Italia».
Ma ci sarà tempo e modo di approfondire.
Da oggi, infatti, si entra nel vivo dei lavori, con gli interventi
del nunzio apostolico in Italia, l'arcivescovo Paolo Romeo, del
cardinale Franc Rodè, prefetto della Congregazione per i
religiosi, e di diversi esperti, oltre che di padre Fidenzio Volpi.
Il quale, giunto al termine del proprio mandato, nel pomeriggio
farà il bilancio dei suoi 13 anni da segretario generale
della Cism.
Mimmo Muolo
Avvenire 07.11.2006 |