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XLVI ASSEMBLEA GENERALE CISM - 2006
 
Eco dalla Stampa
 
Vita consacrata, formare è «costruire» il futuro
Mimmo Muolo - Avvenire 08.11.2006
 

Sull'accompagnamento vocazionale, a Olbia, l'assemblea annuale della Cism. Il presidente don Lorenzelli: il modello è il Vangelo di Emmaus
Dal Nostro Inviato A Olbia Mimmo Muolo

Ogni anno in Italia 300 giovani scelgono di seguire la vita religiosa. Una scelta certamente non facile, che deve fare i conti con il clima culturale non proprio incline a favorire la nascita di nuove vocazioni. Quale formazione assicurare loro? Quali percorsi di accompagnamento e di maturazione della personalità si possono immaginare per far sì che i consacrati di domani siano in grado di annunciare il Vangelo in una società fortemente secolarizzata? Don Alberto Lorenzelli, presidente della Cism, sceglie due icone per rappresentare plasticamente il ruolo dei superiore maggiore nei processi formativi dei giovani che entrano in convento. L'una tratta da un filosofo cinese del VI secolo a.C., l'altra dal Vangelo. Cita innanzitutto Kuan-Tze: «Se i tuoi progetti mirano a un anno, semina il grano. Se mirano a dieci anni, pianta un albero. Ma se miri a cento anni, istruisci la gente». E commenta: «Come pazienti contadini della formazione, noi superiori maggiori e formatori riteniamo importante seminare a piene mani la semente della formazione umana, cristiana, consacrata e carismatica, perché formare è costruire il futuro». Quanto al come, il salesiano chiama in causa l'episodio di Emmaus. «Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro». «Il superiore e il formatore - ricorda il presidente della Cism - sono fratelli maggiori, nell'esperienza e nel discepolato, che si pongono accanto ad un fratello per condividere con lui un tratto di strada e di vita, perché questi possa meglio conoscere se stesso e il dono di Dio, e decidere di rispondervi in libertà e responsabilità».

Così la seconda giornata dell'Assemblea annuale della Conferenza dei superiori maggiori d'Italia ha cominciato ad affrontare il tema principale dell'assise. Un tema che già nel messaggio del Papa, giunto lunedì, aveva trovato una prima e fondamentale indicazione. «Contemplare l'icona di Cristo Buon Pastore, traendone criteri di discernimento e di formazione». La relazione di don Lorenzelli va proprio in questa direzione. «Formare è favorire un'identificazione interiore, prima ancora che operativa, con Cristo». Perciò diventa importante agire secondo un progetto complessivo, che tenga conto anche dei carismi dei singoli istituti, verificare con regolarità il cammino di maturazione del giovane (e questi sono compiti del superiore maggiore, in relazione con l'equipe educativa), dare in sostanza all'itinerario una conformazione comunitaria.
«Una delle comunità formatrici che ha assunto grande importanza in questi anni - ha ricordato ancora il presidente della Cism - è il prenoviziato. Un tempo di formazione soprattutto umana, data la tendenza ad una certa fragilità psicologica delle giovani generazioni». Strumento prezioso per «conoscere bene le motivazioni e i sentimenti che spingono i candidati a scegliere la vita religiosa» e per discernere, sia da parte del candidato stesso, sia della congregazione, «l'autenticità della chiamata». Don Lorenzelli ha poi fatto riferimento al noviziato («tempo dell'iniziazione integrale») e al post noviziato (cioè al periodo che intercorre tra la prima professione e quella definitiva), sottolineando anche che oggi la formazione deve essere permanente. «Bisogna aiutare i religiosi a trovare tempi e criteri giusti per superare l'attivismo e la superficialità e programmare momenti per lo studio, la lettura personale, la riflessione comunitaria», come anche per «la ricreazione e il riposo». Tutti spunti che saranno ripresi nei lavori fino a venerdì.

Ieri pomeriggio, intanto, padre Fidenzio Volpi ha presentato una sorta di bilancio dei suoi 13 anni da segretario generale della Cism. Un'esperienza, ora raccolta anche in un libro («Tredici anni di servizio, in dialogo con la Chiesa e la vita consacrata»), che il cappuccino ha definito «intensa e impegnativa, ma anche ricca di soddisfazioni». In questo periodo, ha detto, «la Cism ha preso a cuore il punto di vista della Chiesa, prima del nostro pur legittimo modo di pensare ed affrontare i problemi della vita consacrata». In altri termini è stata superata la tentazione dell'autoreferenzialità, «per ricollocare le nostre situazioni in orizzonte più ampio». Così è avvenuto nei rapporti con la Cei («che non ha fatto mancare sostegno e apprezzamento»), e in diverse altre situazioni. Anche per il futuro, dunque, ha concluso il segretario uscente, «è necessario continuare a pensare insieme come religiosi, per fornire risposte pertinenti alle domande della gente del nostro tempo».

 
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