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XLVI ASSEMBLEA GENERALE CISM - 2006
 
Eco dalla Stampa
 

Religiosi e giovani: incontro possibile
Mimmo Muolo – Avvenire 09.11.06

 

La sfida generazionale all’Assemblea Cism E Migrantes lancia l'appello: urgente bisogno di preti per le missioni italiane all'estero

A che cosa pensano i giovani quando sentono la parola «frate»? Secondo una ricerca commissionata da religiosi (Cism) e religiose (Usmi) del Triveneto, l'associazione di idee che scatta è molto positiva. Un frate, per la stragrande maggioranza dei 1925 ragazzi di 18 anni intervistati nel corso dell'indagine, è una persona «allegra, attiva, aperta, simpatica, forte, vera, spontanea e povera». Una serie di qualità che sicuramente farà piacere ai 24.700 religiosi italiani. Ma le buone notizie finiscono qui. E cominciano, invece, gli aspetti problematici messi in evidenza dal sondaggio che è stato illustrato ieri all'assemblea della Conferenza dei Superiori Maggiori d'Italia da fratel Giovanni Dalpiaz. Il sociologo, ad esempio, ha fatto notare che «questi giovani non hanno molta familiarità con le figure ecclesiali (prete, religioso, religiosa), anche perché con loro hanno pochi contatti». I religiosi, ha aggiunto Dalpiaz, «stanno letteralmente scomparendo dall'orizzonte relazionale delle nuove generazioni, vuoi per la riduzione numerica delle congregazioni, vuoi per l'accentuarsi della divaricazione generazionale in seguito alla crisi vocazionale».

Non è certo il caso di spargere inutili allarmismi. Ma il relatore ha posto una questione che non può essere elusa. «Una generazione distante, ma non ostile, ci guarda con occhi curiosi. Su queste basi si può avviare un dialogo che porti ad una più adeguata conoscenza della vita religiosa?». Sì, perché, ha in pratica concluso Dalpiaz, «l'occhio di questi giovani percepisce, accanto alle cose positive, anche lo stacco generazionale» (la maggior parte dei religiosi sono ormai anziani). «Ma un mondo di nonni quale fascino vocazionale può suscitare?». Domande che, è evidente, hanno grande attinenza con il tema generale di questa 46.ma assemblea della Cism, la quale si sta occupando della formazione dei nuovi religiosi. Ulteriori elementi di riflessione sono venuti ieri dall'omelia del cardinale Franc Rodè, prefetto della Congre gazione per i consacrati (di cui riferiamo a parte) e dalla relazione di padre Lucio Pinkus: "Criteri per il discernimento e l'accoglienza della nuove vocazioni". «Se i giovani hanno atteggiamenti di diffidenza verso la proposta della vita religiosa - ha detto quest'ultimo - la causa non è solo nel clima culturale, ma anche in un errore di prospettiva, non raro da parte dei nostri istituti. Mi riferisco - ha spiegato - all'accentuazione che spesso essi pongono sul valore sociale delle loro iniziative, con la speranza un po' ingenua di ricavarne vantaggi di immagine e quindi di apprezzamento sociale». Niente scorciatoie, dunque. «Il progetto formativo - ha aggiunto padre Pinkus - deve essere conforme allo stile di vita concretamente vissuto nelle diverse comunità». Pena l'instaurarsi di «un processo fondato sull'ambiguità». Inoltre, in un tempo come il nostro, caratterizzato da forme particolarmente continue e rapide di cambiamento, «occorre purificarsi - ha aggiunto il relatore - dall'abitudine di considerare definito un problema, solo perché è già stato affrontato e regolamentato nei codici legislativi o negli orientamenti formativi degli istituti». I percorsi della formazione devono essere sottoposti a costante verifica, onde risultare pronti a recepire «nuove emergenze, a cominciare proprio dai criteri e dalle modalità di accoglienza». Questa capacità di adattamento, del resto, è sempre stata una delle peculiarità principali della vita consacrata, sulla quale la Chiesa italiana continua a contare molto. Come si evince anche dalla presenza all'Assemblea della Cism di don Domenico Locatelli, direttore dell'Ufficio per la pastorale degli italiani nel mondo della Fondazione Migrantes. «C'è urgente bisogno di sacerdoti e religiosi per le nostre missioni in Europa - è l'appello che ha lanciato in questi giorni ai padri provinciali riuniti a Olbia -. Sono certo che le congregazioni e gli istituti potranno aiutarci a risolvere questo problema». Attualmente servono tre s acerdoti per la Francia, quattro per la Germania, due per la Svizzera e altrettanti per il Benelux, un sacerdote per Stoccolma e tre per l'Inghilterra. Altrimenti queste missioni rischiano di chiudere. In tutta Europa, ad assistere spiritualmente due milioni di nostri connazionali, ci sono oggi 115 sacerdoti diocesani, 52 religiosi e altrettanti missionari scalabriniani. I centri missionari sono in tutto 194.

 
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