In continuità al tema dello scorso anno e alla programmazione triennale della Conferenza, tratteremo un argomento più interno a noi e alla nostra vita. Vi abbiamo già coinvolto nell’argomento attraverso vari interventi sul tema nella nostra rivista “Religiosi in Italia”, mostrando che la problematica è viva in vezzo a noi e merita un approfondimento e un confronto.
La povertà appartiene alle regole costitutive della vita religiosa, ce in quanto tali non sono a libera interpretazione del soggetto, ma si inscrivono nell’identità giuridico-ecclesiale dello status religiosorum. La povertà assunta mediante un voto, pone il singolo religioso in uno status di riconoscimento pubblico in una forma di vita “povera di fatto e di spirito” in cui i segni e le prasi sono legittimati da codici normativi.
Una dimensione collettiva di povertà è indubbiamente mediata dalla situazione dei singoli e riceve un riconoscimento di visibilità socio-ecclesiale che, in questo caso, si coniuga necessariamente con gli standard di vita socio-economici del contesto di inserimento
"Gli sttituti, tenuto conto dei singoli luoghi, si adoperino per dare una testimonianza in certo modo collettiva di carità e povertà" (Can. 640) |