Faciem tuam, Domine, requiram (Si 26,8)
1. "Nelle attuali circostanze il voto di obbedienza chiede di essere attentamente valutato nel suo fondamento cristologico, nella sua dimensione personale e comunitaria, connessa con l'esercizio evangelico dell'autorità, con prospettiva apostolica di disponibilità e comunione al servizio del Regno"(n. 54). L'Instrumentum laboris in preparazione al Sinodo per la Vita Consacrata (20.06.1994), nel paragrafo menzionato, contiene in nuce, l'articolazione e la prospettiva tematica elaborata in seguito dall'Istruzione Faciem tuam (= FT) su "Il servizio dell'autorità e l'obbedienza nella vita consacrata" della CIVCSVA.
PRIMA PARTE
Consacrazione e ricerca della volontà di Dio (nn. 4-15)
SECONDA PARTE
Autorità e obbedienza nella vita fraterna (nn. 16-22)
TERZA PARTE
In missione (nn. 23-31)
La 48' Assemblea Generale della C.I.s.M., celebrata a Napoli dal 3 al 7 novembre del 2008, nel presentare l'Istruzione ha valorizzato la sua articolazione per meglio focalizzare gli interventi dei Relatori e gli ambiti di dibattito dei Superiori Maggiori. Il documento della CIVCSVA reca la data dell'11 maggio del 2008 ed è stato presentato in occasione del conventus semestralis dell'Unione dei Superiori Generali (U.S.G.) lo scorso 29 maggio. Si inserisce in un percorso postsinodale che ha per denominatore comune La vita consacrata e la sua missione nella Chiesa. A partire dall'esortazione apostolica Vita consecrata il Dicastero ha, per così, dire prise en charge nelle sue Istruzioni temi e problemi evidenziati sia nella preparazione al Sinodo (Lineamenta e Instrumentum laboris), sia nella celebrazione (in particolare le Propositiones).
Il tema della ricerca della volontà di Dio viene menzionato nei Lineamenta: "Il consiglio evangelico dell'obbedienza conforma a Cristo fattosi per noi obbediente alla volontà del Padre `fino alla morte e alla morte di croce' (Fi12,8). Esso comporta la sottomissione in spirito di fede e di amore alla volontà di Dio espressa dai legittimi superiori, secondo le diverse costituzioni, approvate dalla Chiesa, in modo da collaborare alla edificazione del Corpo di Cristo secondo il disegno di Dio" (n. 7). L'Instrumentum laboris ne riprende – arricchendola – la prospettiva teologica e ci consegna un paragrafo che avrà in Ripartire da Cristo (cfr n. 12 e 18) una evidente eco: "La rinuncia ai propri progetti individuali permette un costante e totale riferimento alla volontà del Padre per partecipare in pienezza di quella libertà dei figli di Dio, che si rivela come capacità di amare e servire di più. Questo amore è libertà affinché la volontà aderisca a quella di Cristo, nell'esclusiva ricerca degli interessi che riguardano le opere del Padre, capacità di portarle a compimento. Accettando di morire al proprio arbitrio si diventa partecipi degli orizzonti della libertà stessa di Dio. L'obbedienza diventa fonte di dinamismo apostolico. Chi ha fatto suoi gli interessi di Cristo non può far altro che spendersi fino all'estremo limite del possibile per l'instaurazione del suo Regno" (n. 54).
La propositio 19 del Sinodo per la Vita Consacrata accenna al tema delle mediazioni e ne propone una sequenza analoga a quella sviluppata nella prima parte di FT: "La volontà di Dio si manifesta in diversi modi: attraverso la parola di Dio, la voce del magistero della Chiesa, i segni dei tempi, le regole e costituzioni. Il compito del superiore è anzitutto quello, ascoltando egli stesso la voce di Dio, di educare i fratelli ad ascoltare la medesima voce. Il superiore ascolti attentamente i fratelli e in ultima istanza decida per il bene comune e coordini ciò che si deve fare secondo la volontà divina [...] Si adoperino per cercare la volontà di Dio comunitariamente, perché essa sia compiuta nel nome della chiesa e conformemente al fine apostolico dell'istituto".
Non può dirsi se non allusivo il tema della ricerca della volontà di Dio in Vita consecrata. In particolare merita menzione il § 73: "E necessario, pertanto, aprire l'animo agli interiori suggerimenti dello Spirito che invita a cogliere in profondità i disegni della Provvidenza. Egli chiama la vita consacrata ad elaborare nuove risposte per i nuovi problemi del mondo di oggi. Sono sollecitazioni divine, che solo anime abituate a cercare in tutto la volontà di Dio sanno raccogliere fedelmente e poi tradurre coraggiosamente in scelte coerenti sia col carisma origina-rio che con le esigenze della situazione storica concreta".
Infine l'Istruzione Faciem tuam muove anche da una delle constatazioni positive circa la situazione della vita consacrata nel nostro tempo richiamate in Ripartire da Cristo: "Si apprezza un lodevole sforzo per trovare un esercizio dell'autorità e dell'obbedienza più ispirato al Vangelo che afferma, illumina, convoca, integra, ríconcilia"(n.7). Esercizio dell'autorità "che si rivela necessario proprio per consolidare la comunione fraterna e non vanificare l'obbedienza professata" (Vita consecrata 43).
2. L'Istruzione non è un vademecum. Il lessico dicasteriale ricorre ad espressioni quali: "utili indicazioni", "riflessioni e indicazioni" e "considerazioni e indicazioni" (cf. FT 3). In linea con una prassi largamente adottata nel periodo postconciliare, l'Instructio offre orietamenti/direttive che vanno ben oltre indicazioni strettamente normative e proprio perché tali ampliano il contesto di desti-nazione e pongono le premesse per una più efficace ricezione. In quest'ottica prima di affermare "cosa non ha detto" un documento dicasteriale, risulta più pertinente e corretto prendere atto degli obiettivi che si propone e non sovrapporre ad esso aspettative che esulano dai contenuti offerti. La densa introduzione di FT va in questa direzione dove si evidenziano con chiarezza i "paletti" che l'Istruzione intende rispettare e non presume di superare (cfr in particolare il n. 3).
S.E.R. Mons. Agostino Gardin o.f.m.conv., segretario del Dicastero, nella sua puntuale e vivace presentazione ha fornito una chiave di comprensione dell'Istruzione: "L'obbedienza punto di partenza e insieme punto di arrivo del cristiano, cammino sempre in atto e mai compiuto di ricerca di Dio e della sua volontà, è una sorta di elemento-sintesi, atteggiamento onnicomprensivo o unificante ogni percorso di chi vuole essere cristiano per davvero. Anche nella struttura del documento il tema dell'obbedienza è presentato in maniera "inclusiva": apre e chiude il documento, e solo all'interno di questo tema trova senso una presentazione dell'autorità e dei suoi compiti'.
All'interno di questa prospettiva si colloca il contributo di riflessione dei Relatori all'Assemblea generale nel rispetto della struttura dell'Istruzione. Interventi che vanno letti come possibili chiavi di lettura del documento dicasteriale. La dimensione antropologica e cristologica (parte prima) è stata evidenziata dal prof. p. Fabio Ciardi o.m.i. La seconda parte è stata affrontata dal prof. p. Sabatino Majorano c.ss.r. che ha messo in luce anche i risvolti teologico-morali attinenti all'esercizio dell'autorità nel conte-sto di voto di obbedienza. Si è soffermato, inoltre, sul § 27 di FT sulla relazione tra obbedienza e obiezione di coscienza. La lettura della terza parte, con attenzione alla prassi di governo di un Superiore Maggiore, è stata oggetto di riflessione del p. José Ornelas Carvalho s.c.j, Superiore Generale dei PP. Dehoniani. La stagione post-conciliare nel suo percorso magisteriale sulla concezione dell'autorità-obbedienza nel contesto della dimensione giuri-dica del § 14 di FT è stata focalizzata dall'intervento del prof. p. Agostino Montan c.s.j.Mons. Agostino Gardin si è chiesto chi fossero i "veri destinatari" dell'Istruzione. Ha risposto, non senza una sana dose di provocazione, che "sono i consacrati che hanno raggiunto un adeguato grado di maturità. In effetti "l'ambito dell'autorità-obbedienza fa emergere come pochi, a mio giudizio, la condizione di maturità o immaturità delle persone che sono chiamate ad esercitarle. Mi riferisco alla maturità-immaturità umana, morale, cristiana, religiosa, spirituale". "Temo – ha aggiunto mons. Gardin – che una insufficiente formazione [...] non con-duca sempre a tale maturità, non produca persone davvero `adulte" e conclude nell'asserire che "là dove manca tale base umana e religiosa, i contenuti dell'Istruzione rimarranno poco più che parole; oppure essa verrà strumentalizzata in maniera parziale e indebita, per suffragare atteggiamenti autoritari o ribelli, impositivi o libertari [...] Un consistente spessore umano e spirituale consentirà di valorizzare i contenuti di FT con sapienza, vivendo e assaporando una libertà che si fa capacità di riconoscere ciò che la supera, aderendovi senza forzature, consapevolmente e anche gioiosamente'.
Si condivide, pertanto, quanto scrisse a suo tempo sull'Osservatore Romano p. Fabio Ciardi o.m.i., circa l'I-struzione Faciem tuam: "Un documento dunque propositivo, capace di fugare alibi e latitanze, ambizioni di potere e passività e di ispirare non soltanto la comunità religiosa, ma l'intera comunità ecclesiale, fino a quella civile". |