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Consiglio Nazionale - 24 gennaio 2008
Relazione del presidente

Carissimi Confratelli,

Il Signore vi dia pace! Questo augurio che faccio a ciascuno di voi giunga a tutti i confratelli e comunità delle vostre Regioni. A voi il grazie sincero per la vostra presenza e per il servizio generoso che offrite per animare la vita Consacrata nelle varie chiese locali.
Ci ritroviamo per questa nostro Consiglio Nazionale, a due mesi di distanza della nostra Assemblea Generale del novembre scorso in Liguria, a Castellaro (IM), per rafforzare i vincoli della nostra comunione, per sostenerci reciprocamente nell’esercizio del ministero pastorale e per riflettere e deliberare insieme sulle tematiche, contenute nel nostro ordine del giorno.

Il nostro pensiero, colmo di affetto, gratitudine e ammirazione, va anzitutto al Santo Padre, in un momento particolare, in cui credo sia importante fare sentire a Lui la nostra vicinanza. Ci felicitiamo con lui e lo ringraziamo di tutto cuore, in particolare per il Magistero, la testimonianza e l’impegno personale che Egli ha dedicato in questi mesi alla causa del vangelo, nella guida sicura e autorevole che offre alla comunità ecclesiale e all’Enciclica “Spe Salvi” con la quale ripropone e approfondisce, anche alla luce della sua personale esperienza spirituale, la virtù teologale della Speranza.

La speranza come chiave cristiana per vivere il presente, anche se faticoso, dal momento che i credenti "hanno un futuro" e "sanno che la loro vita non finisce nel vuoto".
Dopo aver riflettuto sull'amore, il Papa offre ai credenti un nuovo spunto di riflessione sulla virtù teologale della speranza: un modo per calare nuovamente la verità nella concretezza della vita, nella profondità delle domande dell'uomo, nell'affidabilità dell'annuncio di Cristo. Ma anche per mettere in discussione i progetti di redenzione che non contemplano Dio, dalla fede cieca nel progresso all’assolutizzazione della scienza.

1. COME VIVERE LA SPERANZA?

Chiarita la cornice teologica della speranza, il Papa indica quattro forme di esercizio di questa virtù. La prima è la preghiera, radicata nella realtà di un Dio che "mi ascolta ancora … se non c’è più nessuno che possa ascoltarmi". E' l'esperienza fatta dal cardinale vietnamita Van Thuan, per 13 anni in carcere, di cui 9 in isolamento, che fece della preghiera "una crescente forza di speranza”.

La seconda fase è quella dell'agire, in un'ottica di apertura agli altri, affinché “il mondo diventi un po’ più luminoso e umano". “La nostra speranza è sempre essenzialmente anche speranza per gli altri; solo così essa è veramente speranza anche per me. Da cristiani non dovremmo mai domandarci solamente: come posso salvare me stesso? Dovremmo domandarci anche: che cosa posso fare perché altri vengano salvati …? Allora avrò fatto il massimo anche per la mia salvezza personale". E ancora: se so che “la mia vita personale e la storia nel suo insieme sono custodite nel potere indistruttibile dell’amore”, è il ragionamento di Benedetto XVI, io “posso sempre ancora sperare, anche se non ho più niente da sperare”.

Terzo aspetto è la sofferenza, definita dal Papa "luogo di apprendimento della speranza". “Bisogna fare tutto il possibile per diminuirla", dice. Tuttavia, “non è la fuga davanti al dolore che guarisce l’uomo, ma la capacità di accettare la tribolazione e in essa maturare, di trovare senso mediante l’unione con Cristo, che ha sofferto con infinito amore”. E sia chiaro: “Una società che non riesce ad accettare i sofferenti …è una società crudele e disumana”.

L'ultimo luogo di apprendimento è il Giudizio di Dio, “la fede nel Giudizio finale". “Esiste la risurrezione della carne, - spiega Benedetto XVI - Esiste una giustizia. Esiste la ‘revoca’ della sofferenza passata, la riparazione che ristabilisce il diritto”. Il Papa si dice “convinto che la questione della giustizia costituisce l’argomento essenziale, in ogni caso l’argomento più forte, in favoreg della fede nella vita eterna”. E’ impossibile  infatti “che l’ingiustizia della storia sia l’ultima parola”. “Dio è giustizia e crea giustizia. E’ questa la nostra consolazione e la nostra speranza. Ma nella sua giustizia è insieme anche grazia”.

Anche la speranza, come la fede, deriva dall’ascolto. Possiamo essere sale della terra e luce del mondo se ci alimentiamo alla Parola, che dà una forma originale e unica alla vita e alla speranza. E’ capace di sperare chi si riconosce amato da Cristo, ma in questo sta anche l’origine della missione del cristiano, mosso ad andare verso gli altri  perché raggiunto dalla grazia e sorpreso dalla misericordia.

2. Il Sinodo dei Vescovi.

Carissimi Confratelli, il 2008 è segnato anche da un evento straordinario: Il Sinodo dei Vescovi in cui rifletteranno sulla centralità della Parola di Dio nella vita della Chiesa. “LA PAROLA DI DIO NELLA VITA E NELLA MISSIONE DELLA CHIESA”. L’Assemblea Sinodale si pone, dunque, dentro il grande respiro della Parola che Dio rivolge al suo popolo, in stretto legame con i precedenti Sinodi dei Vescovi (1965-2006), in quanto richiama il fondamento stesso della fede e mira ad attualizzare nel nostro tempo le grandi testimonianze di incontro con la Parola che troviamo nel mondo biblico (cf. Gs 24; Ne 8; At 2) e lungo la storia della Chiesa (Lineamenta).

Voglio ancora dare spazio ad un significativo testimone della Parola di Dio. È una donna straordinaria del nostro tempo. Si chiama Madeleine Delbrêl. Essa ci aiuta a capire in che senso e in che modo la Parola di Dio è destinata ad agire dentro di noi e in tutto quello che caratterizza le nostre giornate. Ci ricorda per che cosa la Parola di Dio è fatta e qual è la sua destinazione vera: “La Parola di Dio non si porta in capo al mondo in una valigetta: la si porta in se stessi, la si porta su di sè. Non la si ripone in un angolo di se stessi, nella propria memoria, come sistemata sul ripiano di un armadio. La si lascia andare fino al fondo di sè, sino a quel cardine su cui fa perno tutto il nostro essere”.

Rimarca la rilevanza che può avere anche una sola parola accolta nel cuore: “Colui che lascia penetrare dentro se stesso una sola Parola del Signore e la lascia compiersi dentro la propria vita, conosce il Vangelo più di quegli il cui sforzo resterà meditazione astratta o considerazione storica. Il Vangelo non è fatto per spiriti in cerca di idee. È fatto per discepoli che vogliono ubbidire”. Aggiunge ancora che la Parola di Dio vuole risiedere, nella nostra vita, dal mattino alla sera: “Essa non ci deve più abbandonare, più di quanto non ci abbandoni la nostra vita e il nostro spirito. Essa vuole fecondare, modificare, rinnovare la stretta di mano che avremmo da dare, lo sforzo che poniamo nei compiti che ci spettano, il nostro sguardo su coloro che incontriamo, la nostra reazione alla fatica, il nostro sussulto di fronte al dolore, lo schiudersi della nostra gioia. Vuole stare con se stessa ovunque noi siamo con noi stessi”.

E, se vi sono persone sopraffatte da mille cose a cui attendere ogni giorno, tanto da dover dire che non rimane tempo libero per dedicarsi alla Parola di Dio, esse devono credere così tanto nella Parola di Dio e rispettarla così tanto, da ritenere che la sua forza divina sarà sempre capace di trovarle un posto. “Allora la vedremo splendere mentre camminiamo per strada, mentre accudiamo al nostro lavoro, sbucciamo i legumi, attendiamo una telefonata, spazziamo i pavimenti; la vedremo splendere tra due frasi del nostro prossimo, tra due lettere da scrivere, quando ci svegliamo e quando ci addormentiamo.  Il fatto è che essa ha trovato il suo posto: un cuore di uomo povero e caldo per riceverla”.

E infine sa che questi suoi consigli possono parere umanamente impossibili. Perciò ricorda che “per prendere sul serio la Parola di Dio bisogna che ci sia in noi la forza dello Spirito Santo” .
Come non augurare a ciascuno di noi e alle nostre comunità che la Parola di Dio scenda davvero fin là dove sta il cardine del nostro essere?

3. L’Assemblea Generale in Liguria

Abbiamo appena concluso la nostra Assemblea Nazionale di Castellaro (Imperia) dal tema: “Il Pluralismo Religioso e culturale della società in Italia - Interrogativi ai Consacrati” (5 – 9 novembre 2007).

          Devo constatare con immenso piacere la buona riuscita. Nel Consiglio di Presidenza che si è tenuto a Collevalenza mercoledì 21 novembre 2007 abbiamo riflettuto e verificato l’andamento della nostra Assemblea e abbiamo considerato attentamente le indicazioni pervenute nella scheda di verifica.
Il giudizio complessivo è stato altamente positivo sia nell’organizzazione, sia nelle liturgie curate e ben animate, sia nei contenuti e nella ricchezza delle tematiche che ci hanno fortemente provocati. Oggi, in questo consiglio nazionale, sulla scorta delle schede compilate dai partecipanti all’Assemblea, faremo una ulteriore verifica.

A Castellaro abbiamo sottolineato che una società italiana a progressiva pluralizzazione culturale e religiosa è un fenomeno troppo recente per riuscire a cogliere in maniera adeguata i cambiamenti che essa introduce nella realtà. Pertanto è inevitabile che anche nelle nostre comunità si manifestino incertezze e pregiudizi sul come rapportarsi ad essa e non vi sia una condivisa interpretazione di una situazione socialmente complessa, “a mosaico fluido”. In questa prospettiva risulta urgente che gli Istituti attivino specifici progetti di formazione al fine di aiutare i religiosi a comprendere i cambiamenti in atto superando la passività dello spettatore per divenire attori capaci, grazie ad una adeguata mentalizzazione, di una efficace azione pastorale.

Di fronte all’emergenza di una società pluriculturale e all’impatto sovente lacerante di sofferenze dovute ad una integrazione difficile, la risposta dei consacrati è stata, come sempre, la carità prima ancora di avvalersi di strumenti di analisi e di progettazione d’intervento. Sarebbe opportuno che gli Istituti condividessero le loro esperienze – mediante il coordinamento dell’Area della solidarietà – per evitare un immagine di frammentazione d’iniziative e usufruire di un patrimonio di saperi e di competenze che messe in rete qualificano la carità e i servizi da essa supportati.

Alla CISM Liguria, alla Segreteria Generale e a tutti coloro che si sono adoperati per il buon andamento dell’Assemblea voglio nuovamente esprimere il mio e vostro più sincero ringraziamento.

Sento, però, il dovere di sottolineare l’importanza della partecipazione dei Provinciali alla nostra Assemblea Nazionale: la presenza di tutti permette che l’incontro annuale della Conferenza sia sempre di più un momento qualificato e rappresentativo. Per questo chiedo a tutti i Presidenti Regionali di fare opera di sensibilizzazione perché alla prossima Assemblea ci sia una partecipazione corale e qualificata.      

4. Assemblea Generale dell’UCESM.

L’Unione Conferenze Europee Superiori Maggiori d’Europa, ogni due anni celebra la sua Assemblea Generale. Quest’anno la 13° ASSEMBLEA GENERALE  dal 11 al 17 febbraio 2008 si svolgerà a Torhout in Belgio. Parteciperemo, come nella precedente assemblea di Fatima, il sottoscritto e il Segretario Generale, Padre Fidenzio Volpi.

Il tema sarà «Passione per Cristo, Passione per l’Umanità, vissuta in Comunità.» Quale contributo apporta la vita comunitaria all’Europa ?
Le relazioni saranno tenute da Padre Jean Claude Lavigne op (Economista e Teologo), Jérôme Vignon (Direttore incaricato della protezione sociale e dell’integrazione alla Commissione europea), Maria Martens (Deputata europea alla commissione dello sviluppo), Monsignor Tréanor (Segretario Generale della COMECE).
Obiettivi dell’UCESM sono:

  1. Animare la vita religiosa in una Europa in divenire. I valori evangelici, la persona,  sono al centro di una Europa dei cittadini, dell'Europa  sociale realizzata con un lavoro in rete.
  2. Impegnarsi per una riflessione e proporre un’ azione aiutando le religiose, i religiosi, i membri delle congregazioni di vita apostolica a testimoniare il Vangelo nel loro contesto socio culturale, socio economico, in diverse circostanze, secondo il momento e il luogo.
  3. Favorire: le relazioni, la conoscenza reciproca, la comunione, la solidarietà, la riflessione e l’azione tra le conferenze nazionali, con le istanze europee della Chiesa, il Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa, la Commissione degli episcopati della comunità Europea, le Chiese e gli Organismi ecumenici e le Organizzazioni della società civile e non governative.
  4. Tessere delle relazioni internazionali con le Conferenze d’istituti religiosi di altri continenti,  con le Conferenze dei/delle Superiori/e Generali UISG, USG e incoraggiare la collaborazione e l’aiuto reciproco tra le Conferenze dei paesi europei.
  5. Rappresentare i religiosi e le religiose d’Europa nelle  organizzazioni e gli avvenimenti sia europei che  internazionali.

Nel prossimo Consiglio Nazionale di maggio, illustreremo ampiamente i contenuti dell’Assemblea e condivideremo con voi l’esperienza e le conclusioni.

5. Conclusione

Carissimi Confratelli, a conclusione di questa mia relazione vi invito a dare rilevanza e partecipazione alla prossima giornata della Vita Consacrata, del 2 febbraio 2008. Ritengo che sia di fondamentale importanza valorizzare questo momento di vita ecclesiale, coinvolgendo il clero e i fedeli, attorno al Vescovo, per testimoniare la ricchezza di una presenza, dei carismi e della feconda spiritualità dei nostri Istituti.
"Lo Spirito Santo, che ha realizzato perfettamente questo in Gesù, trasformi anche la vostra vita in un’offerta bella, luminosa, gradita a Dio!". E’ l’auspicio che la Commissione episcopale per il clero e la vita consacrata rivolge a religiosi, religiose, sacerdoti, diaconi e fedeli laici, in occasione della 12.esima Giornata mondiale della Vita Consacrata, nella festa della Presentazione del Signore. Un occasione in cui ogni diocesi, scrivono i Vescovi, è invitata a ringraziare Dio per il dono di consacrati e consacrate alla Chiesa e al mondo.

Come ha ricordato di recente Benedetto XVI, si legge nel loro messaggio, “appartenere al Signore vuol dire essere bruciati dal suo amore incandescente, essere trasformati dallo splendore della sua bellezza”. Una vocazione grande, dunque, messa in pericolo dall’insidia della mediocrità, dell’imborghesimento e della mentalità consumistica, mentre, sono ancora parole del Papa: “il Signore vuole uomini e donne liberi, non vincolati, capaci di abbandonare tutto per seguirLo e trovare solo in Lui il proprio tutto”.

Proprio per non rischiare di conformarsi alla mentalità del mondo, raccomandano i presuli, è necessaria l’assidua frequentazione della Parola di Dio insieme alla partecipazione quotidiana al Mistero Eucaristico. Così facendo, si impara ad assumere lo stile di vita di Cristo casto, povero e obbediente, umile e sobrio, proteso alla carità. La vita consacrata diventa così luminosa testimonianza profetica, presenza incisiva all’interno della Chiesa e profezia paradossale e affascinante in un mondo disorientato e confuso. E i vescovi citano un passo dell’enciclica “Spe salvi” dove si sottolinea la necessità di questa presenza. Scrive infatti il Papa: “Certo, Gesù Cristo è la luce per antonomasia, il sole sorto sopra tutte le tenebre della storia. Ma per giungere fino a Lui abbiamo bisogno anche di luci vicine, di persone che donano luce traendola dalla sua luce ed offrono così orientamento per la nostra traversata”.

Il Signore ci benedica, ci riempia di ogni grazia e dia a ciascuno di noi lo sguardo profondo della speranza, per saper vivere e testimoniare il positivo che la vita consacrata ancora oggi offre nelle nostre realtà. La speranza ci aiuti a non “gemere sul proprio tempo” e Maria, donna del sì, ci aiuti a rinnovare costantemente la nostra adesione a Cristo Buon Pastore.

Don Alberto Lorenzelli – sdb
Presidente Nazionale

Roma, 24 gennaio 2008.
San Francesco di Sales

 
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