Ecco una riflessione di padre Gheddo a proposito di padre Giancarlo Bossi, il missionario del PIME, rapito il 10 giugno scorso nelle Filippine.Sono contentissimo che si parli molto di padre Bossi, perché viene alla ribalta un missionario - io lo conosco molto bene, ho visto anche dove lavora - che ha fatto tanto bene per la gente, per i poveri e che ha portato Gesù Cristo. Ha potuto fare del bene non solo aiutando i poveri, i bambini, i lebbrosi, ma anche convertendo i costumi, la mentalità e portando i valori nuovi come il perdono, il rispetto della donna, il senso del gratuito. Questi missionari che operano nel cosiddetto Terzo Mondo sono dimenticati! Si parla molto adesso di povertà dei popoli, di ingiustizie tra Nord e Sud ed è vero, è giusto che se ne parli molto. Tuttavia, quando si indicano i rimedi si dice sempre e solo che bisogna dare molti soldi. Ma lo sviluppo non viene dai soldi! I soldi sono indispensabili per mantenere, per dare da mangiare, ma lo sviluppo viene anche dal cambiamento di una mentalità profonda.
Padre Bossi può essere un esempio per i giovani in un periodo segnato anche da smarrimento, confusione. Sì, è un esempio padre Bossi e tanti altri missionari come lui, uomini e donne, preti, suore, volontari laici. Padre Bossi è un eroe positivo, un uomo che ha donato la sua vita agli altri, per amore di Cristo, di Dio, e ha realizzato delle cose notevoli per il benessere dei popoli che vivevano in una società, a volte disumana. Bisogna raccontare queste storie, bisogna fare delle fiction, dei racconti, delle interviste, in modo che si valorizzino gli esempi positivi dei missionari e dei volontari laici che vengono come missionari per donare la vita. Perché questi aspetti positivi della vita italiana non vengono portati molto più spesso alla ribalta?