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Monumento o fossa comune?
 
16/10/2005 -
 
I questi ultimi tempi i media ci hanno presentato numerose immagini di catastrofi naturali che si sono abbattute in varie parti del pianeta. La successione degli eventi è stata così veloce che noi stessi abbiamo fatto e continuiamo a fare fatica a creare empatia con coloro che stanno vivendo queste tragedie indescrivibili.
Lo tsumani aveva focalizzato l’attenzione in un’area precisa e le varie nazioni avevano orientato le loro energie verso la zona colpita. Ora le tragedie sono molteplici, le aree geografiche interessate distanti tra loro, le sciagure stanno rivestendo il carattere di “normalità”. Un morto può fare notizia, ma quando i morti diventano una realtà quotidiana la notizia si trasforma in statistica e l’attenzione della gente si risveglia solo se l’evento viene inserito nel guinness dei primati.

Tutti ricordano l’emozione con cui l’Italia ha vissuto l’attentato di Nassyria con il carico di morte che ne è seguito. Su un giornale si leggeva: “Un paese sconvolto dalla tragedia: 17 militari uccisi”. Certamente l’impatto è stato forte anche perché erano le prime vittime italiane. Ma da quel giorno, che per noi è diventato una data storica, quanti attentati, quante sciagure, quanti morti… Anche i numeri sono passati al vaglio della svalutazione e in qualche comitato di redazione forse si discute se la notizia di un attentato con 17 morti merita di essere di essere inserita nella prima pagina di un quotidiano. Per attirare l’attenzione dei lettori i giornalisti vanno a caccia di notizie “alternative”.

Ed è così che il 13.10.2005 lo stesso giornale che dava risalto alla notizia di Nassyria presentava una galleria fotografica con 5 immagini dal titolo:“I funerali di un cane poliziotto” seguito da questo significativo commento: “Numerosi poliziotti accompagnati dai loro cani tributano l'ultimo omaggio a un 'dog ranger' che sta per essere sepolto nel cimitero dell'Accademia di Polizia di Long Beach, in California. Il cane poliziotto del quale si sono celebrati i funerali il 12 ottobre è stato ucciso il 2 ottobre durante una sparatoria. E' stato sepolto accanto a due 'colleghi'”.

Alla vista di quelle immagini non potevo non pensare alle fosse comuni del Pakistan a cui si è dovuto ricorrere in nome dell’emergenza sanitaria, e non riuscivo neppure a dimenticare quelle di New Orleans e di tutte le altre tragedie di cui siamo stati spettatori in questi giorni…

Io me lo sono chiesto, ma vorrei invitare ognuno di voi a rispondere: “Perché certe notizie fanno notizia?”
 
Onorino Rota
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