
Si conclude questa mattina a Roma, il Congresso mondiale dei circa 300 Abati della Confederazione benedettina che dal 18 settembre sono riuniti a confronto nella sede primaziale di Sant’Anselmo sull’Aventino.
Il sistema benedettino non è un organismo con una gerarchia centralizzata. Ogni monastero benedettino, è indipendente e il fatto di incontrarsi, a scadenze regolari, aiuta tutti a sottolineare l’universalità della vita benedettina, ad incontrarsi e confrontarsi per conoscere le ricchezze e le difficoltà che gli altri monasteri incontrano.
Una delle peculiarità di questo Congresso, che si tiene ogni quattro anni, è la sua celebrazione nell’Anno paolino e l’elezione del nuovo Abate Primate. Gli Abati in Congresso hanno rieletto giovedì pomeriggio dom Notker Wolf, che, dunque, continua il suo servizio alla Chiesa e alla Confederazione benedettina, come Abate Primate.
Mentre il Congresso del 2004 aveva un tema specifico:
La globalizzazione come sfida e opportunità per i benedettini del nostro tempo. Quest’anno non vi era un tema specifico. “Abbiamo voluto incontrarci – dice dom Notker Wolf - per poter meglio conoscere le varie problematiche e ricchezze delle comunità monastiche di tutto il mondo. Abbiamo anche avuto i resoconti delle attività dei circa 257 monasteri indipendenti che fanno parte della Confederazione benedettina e abbiamo cercato insieme soluzioni di aiuto per i monasteri più poveri o che si trovano in zone critiche del pianeta, ma abbiamo parlato anche di dialogo ecumenico e interreligioso con rappresentanti di altre confessioni cristiane. Un altro tema privilegiato è stato quello dell’educazione e la testimonianza benedettina, cioè, quello che nel mondo di oggi il monachesimo può ancora dire anche tramite le sue strutture educative. La nostra vita monastica, infatti, seppure con attività apostoliche, ha un fondo e una sorgente:
la spiritualità contemplativa che ogni monaco e monaca esprime nel modo proprio alla sua comunità. Potrei dire che il nostro carisma è
“essere” invece che
“fare”, anche se questo essere si esplicita poi nel fare e tutto ciò si deve esprimere nel vivere in maniera intensa in Cristo.
Un aspetto importante che ha voluto sottolineare il Congresso è stato il vivere insieme, con tutte le sue implicazioni: è un modo fondamentale di vivere in Cristo. “Vivere insieme non è facile, - afferma dom Notker Wolf - direi che in qualche modo diventa un perdere se stessi, nella consapevolezza, però, di abbracciare la croce al servizio degli altri. Non siamo certamente migliori degli altri per questo, ma questo è un aspetto importante del carisma monastico benedettino. Siamo a conoscenza che alcune congregazioni religiose hanno perso il senso della vita comunitaria, perché troppo coinvolte nell’attività apostolica. Quest’ultima è certamente buona, ma c’è il rischio di esserne totalmente assorbiti. Basti guardare la preghiera comune, ridotta al minimo o ai pasti che si consumano da soli a causa degli impegni, che si sono moltiplicati. Noi vorremmo evitare questo pericolo”.