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Traffico e sfruttamento delle donne
Il problema non si risolve eliminandone la visibilità
 
2/11/2008 - www.famvin.org
 
“Vietare la prostituzione di strada è una misura del tutto inefficace, perché non è certo di contrasto allo sfruttamento e al fenomeno stesso. A noi non interessa la visibilità, anzi riteniamo che in questo caso il fatto che le donne siano visibili sia una possibilità per raggiungere da parte delle associazioni di solidarietà e dalle forze dell’ordine. Nel momento in cui saranno tutte al chiuso saranno irraggiungibili”.

È molto netta suor Claudia Biondi, responsabile dell’area tratta e prostituzione della Caritas Ambrosiana, sul disegno di legge del ministro Carfagna.
Un «commento negativo come Caritas Italiana e Ambrosiana - sottolinea -. Insieme al gruppo di associazioni che da 15 anni ci occupiamo di prostituzione abbiamo già avuto modo di esprimere le nostre valutazioni a luglio, quando il ddl era stato ventilato e poi ritirato. Un parere negativo che ribadiamo oggi».

Suor Claudia da anni è in prima linea e conosce bene questo drammatico problema. Secondo lei con il ddl diventerebbe «un fenomeno del tutto sommerso e rimarrà la grande questione legata allo sfruttamento e al traffico, perché sappiamo che la maggior parte delle donne sulle nostre strade sono “trafficate”. Non si parla di ragazze che lo fanno per libera scelta. Sappiamo che il mercato della prostituzione è uno dei più fiorenti a livello mondiale ed è gestito da reti criminali. Quindi il fatto di dire che le togliamo dalle strade perché così non si vedono, perché fa parte di quelle misure che riguardano il decoro e non vanno a incidere sulla vita delle persone, questo, come Caritas, non ci può vedere d’accordo».

Ma questo provvedimento potrebbe rappresentare un primo passo utile? «Non è un primo passo, perché non ha nessuna misura di tutela della dignità e della vita di queste persone. Poi il fatto che abbiano completamente ignorato il parere di chi da anni si occupa di prostituzione è grave. Abbiamo tentato un’interlocuzione con il Ministero da quando il Governo si è insediato, ma siamo stati ignorati. Siamo molto preoccupati, perché è una misura che punta verso la clandestinità, a nascondere tutto». Per suor Claudia in particolare «lo strumento repressivo va utilizzato nei confronti della criminalità».
 
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