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Che cosa non gli abbiamo dato a quel ragazzo!
 
12/12/2005 - Lanciano
 
Il “Corriere della Sera” di lunedì 5 dicembre 2005, pubblica a pag 16 un’intervista di Andrea Garibaldi con la madre di uno dei quattro adolescenti di Lanciano che alla fine ottobre hanno portato a forza una quattordicenne, nel box dei cavalli all’ippodromo e, per venti minuti hanno abusato di lei.

Ecco il testo dell’intervista:
- Che cosa non gli abbiamo dato a questo ragazzo! - dice la mamma.
- Cosa, signora? Le chiede il giornalista.
- Tutto gli abbiamo dato. Non gli mancava niente. Chiedeva la Playstation 2, ecco la Playstation 2. Chiedeva i soldi, pronti i soldi. Le scarpe da tennis firmate, pronte! I jeans di Dolce e Gabbana, eccoli qua!
- Tutto ciò che voleva…
- Eh, con la paura che se non gli davamo qualche cosa, quello andava a rubare…
- Suo figlio che tipo è?
- Educato. Allegro. Sta sempre a cantare…
- A scuola come va?
- Bene. Benino. Non benissimo. È stato bocciato in seconda media, ma la professoressa lo prese a cuore e ha fatto due anni in uno. Adesso frequenta l’Istituto Agrario. Doveva fare la Guardia Forestale, ma adesso, dopo questa storia, chissà…

Commentare certi episodi è sempre difficile e anche un po’ ipocrita, perché, soprattutto in questi casi, coloro che ne escono sconfitti sono certamente i ragazzi, ma sopratutto gli adulti. È facile distribuire colpe, ma quello su cui dovremmo discutere gira attorno a due domande essenziali per ogni educatore:
- Perché giovani dotati di salute, bellezza, creatività e intelligenza devono compiere certe bravate per sentirsi vivi e normali? Se noi adulti non siamo capaci di riempire il cuore dei nostri giovani delle cose più dolci, soavi e affascinanti della vita, che adulti siamo... perché ci etichettiamo col titolo di adulti?
- Che testimonianza di vita possono offrire i genitori e gli educatori la cui vita si fonda sul vuoto, sull’apparenza, sul denaro, sul primeggiare ad ogni costo sugli altri… Perché, nella vita, è una buona cosa avere del denaro, ma è veramente tragico offrire ai propri figli solo ciò che si ha e non ciò che si è!

Educare è sempre stato un compito bello, ma difficile e, con i ragazzi di oggi, molto emancipati a livello di nozioni, di conoscenze…, gli adulti si possono ritrovare anziché guide, persone smarrite e superate. E quando i genitori o gli educatori non hanno risorse interne, spesso si mettono alla pari dei loro figli rinunciando al compito specifico di essere modelli educativi. E in questo modo svolgono parti catalogabili tra il ridicolo ed il grottesco, perché educare è sempre un’arte in cui si trasmette non tanto ciò che si sa, ma soprattutto ciò che si è.
 
Onorino Rota
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