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Ruolo dei religiosi nella pastorale familiare
Tony e Valeria Piccin - 27/09/2005
 
P. Franco Gioannetti ha contattato i coniugi Tony e Valeria Piccin che hanno partecipato all’incontro "Consacrati e famiglie si incontrano nel Vangelo” organizzato dalla Cism nel gennaio 2005. Gentilmente hanno accettato di inviare un loro contributo per la nostra rubrica Pastorale familiare.
 
Cerchiamo di considerare la nostra tematica da due diverse angolature.

La prima è quella vista dal versante dei religiosi. Ossia sul come si pongono i/le religiosi/e in rapporto alla pastorale familiare.
Ci sembra di notare che, per lo più, molte delle loro energie siano rivolte all’ambito della pastorale occasionale.
Si nota un notevole, e più che lodevole, impegno a creare isole di spiritualità dentro ed intorno a case religiose, monasteri, conventi, santuari, ... per dare la possibilità, a chi è in ricerca, di riflessione e/o arricchimento sui motivi della loro vita di fede. Qualche mala lingua “pensa” che si è arrivati a questo tipo di attività per utilizzare in modo diverso (o in qualche modo) tanti spazi lasciati vuoti dal drastico calo delle vocazioni. Noi invece ci auguriamo che sia frutto di profonda riflessione per rispondere alle necessità di questa nostra storia moderna e post-moderna.
Altro modo di svolgere un notevole lavoro con coppie e famiglie sono sicuramente le missioni popolari. Di questo argomento s’è occupato il recente convegno della CISM in un interessante seminario.
Altri religiosi/e, spesso a titolo personale, sono in stretta collaborazione con quei movimenti di tipo e stile familiare che si sono affermati o si stanno affermando un po’ ovunque.
Gli orientamenti nei confronti della pastorale familiare citati sono solo qualche esempio di tanti altri tentativi che sono in atto da parte di religiosi/e che hanno maturato una certa sensibilità verso “la famiglia”.
Sicuramente tutto ciò rappresenta un notevole cambiamento dagli orientamenti tradizionali che vedevano questo settore pastorale quasi un compito proprio del sacerdote pastore locale in cura d’anime. Ci sembra di notare invece, ma si tratta solo di un’impressione tutta da verificare, una certa stanchezza e forse delusione di questi ultimi nel praticare e promuovere una seria ed efficace evangelizzazione con gli adulti che vivono la vocazione di sposati, di genitori, … e specialmente un’efficace formazione parallela e trasversale che coinvolga tutto il gruppo familiare dal più piccino al più anziano.

Qualche breve considerazione che serve ad orientarci meglio nella riflessione.
Vorremmo solo accennare alla catena rivelativa di Dio: Cristo è sacramento di Dio, la Chiesa è sacramento di Cristo,… sembra ovvio continuare con qualche altra affermazione come “famiglia sacramento della Chiesa”, ecc.
Veramente il Concilio Vaticano II puntualizza che la “Chiesa è sacramento di Cristo per il mondo”. La Chiesa dunque ha per suo fine di non far mancare al mondo di tutti i tempi la conoscenza dell’ardire, dell’ardore con cui Gesù ha portato avanti il progetto del Padre, un progetto che ha come obiettivo la comunione degli uomini. Questa comunione è evocata dall’amore sponsale che diventa il segno e il paradigma di tutte le relazioni. La Chiesa per essere sacramento di Cristo dovrebbe dal suo interno vivere la qualità delle relazioni che sono presenti nella vita di coppia e di famiglia: il dialogare, il confrontarsi, il ricercare liberamente, lo scegliere insieme.
“Chiesa sacramento per il mondo”: in questa dichiarazione si afferma che la Chiesa non esiste per se stessa ma per il mondo. Fino a qualche anno fa c’era il trinomio: “Dio – Chiesa – mondo”. In questo trinomio la Chiesa era al centro, tutto doveva girare attorno alla Chiesa, non c’era il senso della laicità delle realtà terrestri. Oggi il trinomio è rovesciato: “Dio – mondo – Chiesa”. Al centro c’è il mondo. A Dio non interessa tanto la Chiesa, a lui interessa il mondo. Dio ha creato il mondo e sogna che si sviluppi verso la pienezza sociale, ecologica, culturale, antropologica, escatologica. Certamente a Dio interessa anche la Chiesa purché sia appassionata come lui nel costruire il mondo. La Chiesa dovrebbe essere l’insieme di persone che possiedono l’amore per il mondo come lo possiede Dio e si impegnano con lui a svilupparlo e a farlo crescere.
Viene dunque spontaneo chiedersi: chi è questo mondo? da chi è formato?

La seconda angolatura del ruolo dei religiosi riguardo alla pastorale famigliare è quella del versante della famiglia o meglio della laicità in genere. Al mondo che cosa piace vedere nei religiosi? di che cosa ha bisogno? quale messaggio attende?
· Che sappiano scoprire il loro carisma originario rivisitato nella fedeltà alla situazione attuale, obbedendo cioè ai “segni dei tempi”. Ogni ordine religioso è nato secondo un suo spirito peculiare obbedendo ad un’esigenza di un determinato momento storico e dovrebbe tendere a conservare le sue caratteristiche fondamentali che tuttavia vanno riscoperte e rivisitate per renderle attuali. Qui non si tratta di assecondare o farsi fagocitare dalla mentalità moderna, ma piuttosto di riflettere sui modi, forme, atteggiamenti, ecc. per essere efficaci e puntuali nel far “lievitare la pasta” di questo nostro mondo.
· Dobbiamo ricordarci che Gesù fu condannato in base alle idee teologiche del suo tempo, idee che hanno impedito di capire i fatti. La “regola” sia davvero abitata dallo Spirito.
· Che siano in grado di aiutare e sostenere la continuità delle esperienze, fornendo aggiornamenti, ricercando forme nuove di trasmissione del messaggio, ecc., condividendo fatiche e speranze e, se ne hanno la possibilità, favorendo con mezzi e sistemi logistici. I religiosi/e si rendano conto in quale “povertà” stanno operando le famiglie oggi. A volte si tratta anche di mancanza di soldi, di mezzi, di ambienti. Ma ben più grave è la povertà di credibilità perché non hanno il “ruolo”, di autorità perché non hanno il “titolo”, ecc. Ci spiace non poter essere più chiari con esempi concreti, esempi che con troppa evidenza penalizzano la famiglia specie se numerosa, tarpano le ali a chi si impegna nel formarsi e formare… Perciò è di fondamentale importanza che i religiosi sostengano ed incoraggino l’impegno evangelizzante delle famiglie.

· Che sappiano camminare insieme e confrontare il loro vissuto con quello degli sposi in un clima di reciproco confronto evangelico.
· Che testimonino la passione per Cristo e la sua Chiesa vivendo con entusiasmo la scelta dell’obbedienza alla missione, della vita gioiosa nell’essenzialità, della castità nell’amare il mondo intero, in particolare quello più bisognoso. Non si ha bisogno di religiosi accondiscendenti ma di testimoni veri e di riferimenti sicuri, ossia di profeti che sappiano scrutare l’orizzonte per annunciare l’aurora.
· Che riescano ad avvicinare le persone alle comunità locali rendendole vive ed attive all’interno di esse. Forse per capire meglio occorre rifarsi alla Parola di Dio, ad esempio al racconto di Emmaus. Dopo aver spiegato le scritture Gesù spezza il pane ed in quello stesso istante sparisce dalla loro vista. Le persone, specie se adulte, non vanno tenute a lungo “sotto le ali della chioccia”. Quella chioccia le deve consegnare al mondo per essere mangiate da quel mondo che è la parrocchia, il quartiere,….
· Che abbiano una disponibilità senza limiti all’ascolto perché oggi troppi parlano ma assai pochi sono coloro che sono capaci di ascolto. e, non ultimo, che le loro comunità siano veramente un segno chiaro di comunione fraterna evangelica.
 
 
 
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